Da qualche anno si va adottando nelle famiglie un'usanza che si chiama I desideri. Quando s'avvicinano le feste, — Natale e Capo d'anno, — ogni individuo della famiglia scrive sopra un foglietto i suoi desideri. Grandi e piccoli, modesti ed arditi, li enumera tutti; non si sa mai cosa possa accadere! La borsa dei vecchi parenti è inesauribile come il loro affetto; e la provvidenza divina è infinita.
E quei foglietti si abbandonano sopra un mobile, sul marmo del caminetto, sul tappeto, in un paniere da lavoro... Si lasciano andare dispersi per la casa. E chi deve fare un dono li trova, e, nella misura de' suoi mezzi può fare una scelta, colla certezza di offrire una cosa desiderata.
Si figurano, signori lettori, la nevicata di foglietti che vagola intorno ad una vecchia bisnonna?
— Un cappello Rubens. (Sessanta lire!)
— Un abito di Casimira guarnito di lontra. (Trecento lire!)
— La Divina commedia e l'Orlando Furioso illustrati dal Dorè. (Cinquecento lire!)
I prezzi sono io che li aggiungo colla rapidità del pensiero: la gioventù non discende alla prosa del calcolo; desidera, ambisce, spera, intollerante delle limitazioni finanziarie che inceppano la fantasia.
Fra i desideri d'una bimba di quattro anni c'era: «Una carrozzella con un asino vivo da far correre in salotto.»
La sua sorellina, non meno audace, desiderava: «Una bambola che parli, ma non di quelle che dicono sempre le stesse cose.»
Un bambino aveva messo in nota: «Un cannone che spari per davvero.»