Un uomo era stato colto da terrore, e si dibatteva in un accesso di convulsioni. Fu portato fuori; il silenzio si ristabilì lentamente. Tutti avevano qualche cosa da dire. La parte colta del pubblico aveva riconosciuto la voce di un fonografo.
Il giudice, i giurati sorridevano ironicamente. Tutto si spiegava. Gli imputati avevano messo essi stessi il fonografo nella scatola per accreditare la loro fiaba. Era un inganno volgare e stupido. Il pubblico era offeso, e l'avvocato Doulton si sentiva scoraggiato. Non era più possibile sostenere l'irresponsabilità degli accusati. Essi sapevano cosa c'era nella scatola, essi avevano ordita quella sciocca trama, ed avevano recitata la commedia dell'allucinazione.
Fu aperta la cassa, ed infatti se ne cavò fuori un piccolo fonografo a manubrio.
Sul volto degl'imputati si dipinse il più profondo stupore. Erano due commedianti di prima forza. Udii qualcuno accanto a me che diceva:
— Quel povero Tobie Reed che si disperava di non saper fare la commedia! Se fosse vivo, potrebbe consolarsene facendo recitare sua moglie.
— Conoscete questa macchina, imputata Bess Reed? — domandò il giudice.
— Sì — rispose la Bess — è una macchina da cucire.
— Voi siete cucitrice; di macchine di questo genere dovete intendervi. Saprete dirmi come s'adopera?
— No. È un sistema che non conosco.
Il giudice si rivolse a Seth: