Sì; entrambi la riconoscevano.
— E quale movimento avevate fatto colla cassa quando udiste parlare?
— L'avevo capovolta per vedere da che parte si aprisse; udii subito un rumore come d'un orologio a sveglia; e poi il rumore cessò ed udii la voce del morto.
Questa risposta la diede Seth, che aveva acquistata un po' d'energia dalla presenza di quel testimonio da cui sperava la sua giustificazione. Quanto alla Bess invece era abbattuta. Le lotte interne, le paure della coscienza scrupolosa, avevano paralizzato il suo coraggio. Ella aveva desiderato che, se si avesse ad aprire o maneggiare la cassa, non dovesse farlo altri che il clergyman. Per mano di quella persona sacra, le pareva che la profanazione dovesse riuscire meno grave.
Per non agitarla maggiormente, il giudice e l'avvocato dell'accusa avevano aderito a quella preghiera.
Fu dunque al reverendo Jeoffrey Treden che il giudice si rivolse invitandolo a capovolgere la cassa.
Regnava il più alto silenzio. La curiosità del pubblico era eccitata al sommo grado. Gli imputati erano convulsi; una, pallida, impaurita; l'altro, ansioso, cogli occhi sbarrati ed il volto proteso verso quest'ultima speranza.
Appena il clergyman capovolse la cassa si udì il trrrrr prolungato che aveva descritto la Bess, ed immediatamente seguì la voce fioca, sepolcrale, pronunciando distintamente, come in un singhiozzo da agonizzante, che ne mozzava le consonanti, l'orribile testamento:
«Tagliatemi la testa, e portatela al teatro di Walnut-Street per fare il cranio nell'Amleto.»
Un grido, terribile come un urlo, non interruppe la frase, ma sorse a coprirne le ultime parole. Quel grido pauroso era partito dal fondo della sala.