— Oh sì! Il reverendo Jeoffrey Treden — rispose la Bess. — Ma vorrei essere sola con lui; e che nessuno gli parlasse prima; che nessuno lo influenzasse.
— Se avete fede in lui, non dovete credere che sia possibile influenzarlo. Del resto, la legge non si serve di mezzi che non siano onesti — osservò il giudice severamente.
— Io non ho voluto alludere alla legge — disse l'imputata esitando; ed i suoi occhi si volgevano con diffidenza a Seth.
Era chiaro che non era punto innamorata del suo sposo. Forse gli aveva portato quel tanto di affetto di cui era capace il suo cuore. Ma in lei il sentimento religioso era il solo capace di un grande sviluppo; in quella creatura, apparentemente delicata e fredda, c'era la stoffa di cui si fanno le martiri. Calma ed insignificante nelle circostanze normali, quando nulla si frapponeva fra lei ed i suoi doveri religiosi, aveva dimostrato, davanti ai primi ostacoli, che poteva calpestare ogni sentimento umano, ogni umana legge, quando credeva di doverlo fare per obbedire al Signore. Parlava di mutilare un cadavere, come di leggere un versetto della Bibbia. Non aveva esitato a scalare un muro, di notte, a mettersi in contravvenzione colle leggi, ad affrontare pericoli d'ogni sorta, ed a trascinarvi lo sposo con sè. Lo avrebbe lasciato condannare per non violare un giuramento che considerava sacro; ed ora aderiva a consultare un sacerdote, perchè la spaventava l'idea d'una colpa maggiore, d'un peggiore rimorso, lasciando condannare un innocente. Ma la passione umana, l'amore, non aveva grande influenza sopra di lei. La religione la dominava. Se il sacerdote le avesse detto: «ad ogni costo dovete serbare il giuramento», avrebbe sofferto senza dubbio, avrebbe pianto e pregato per lui, ma avrebbe abbandonato Seth alla giustizia, e sè stessa con lui.
Per buona sorte, il sacerdote era un uomo rigido, che biasimava i giuramenti audaci, e tutto quanto tendeva al fanatismo. Le rimproverò quell'atto che non considerò come religioso; le disse che doveva parlare in omaggio alla verità, se credeva che la sua rivelazione potesse salvare la vita e provare l'innocenza di Seth. Le rimproverò pure la sua ostinazione a credere che uno spirito le avesse parlato; era superstizione ed orgoglio. Come poteva supporsi tanto privilegiata da Dio, perchè s'avesse a rinnovare per lui un miracolo che appena era avvenuto per i più grandi profeti?
Tra la seduta del mattino e quella del pomeriggio, il clergyman s'intrattenne sempre coll'imputata, la quale si lasciò convincere facilmente, perchè non aveva altre idee, nè altri principî fuorchè quello di fare tutto quanto la religione le comandava, e di farlo ad ogni costo.
Dacchè il sacerdote le diceva che era suo dovere produrre la cassa misteriosa davanti al tribunale, ella confessò d'averla sepolta in un angolo del suo cortile, sotto un grosso vaso di fiori, che aveva rimesso a posto per nascondere che il terreno era stato smosso.
Lo stesso clergyman accompagnò i policemen che furono mandati alla casa dell'imputata, ed assistè all'operazione perchè la cassa fosse disotterrata e portata in tribunale senza che le venisse data la menoma scossa.
Quando si riaperse la seduta, alle due del pomeriggio, la cassetta famosa che aveva inspirati tanti dubbi, tante discussioni, era là, chiusa, come l'avevano descritta gl'imputati.
Il giudice li interrogò uno dopo l'altra se riconoscevano la cassetta da cui dichiaravano essere uscita la voce del defunto.