Ma io mi ascoltavo, mi esaltavo colle mie stesse parole, mi spronavo, m'infiammavo.

Non c'era pericolo che non fossi pronto a sfidare, e che non mi sembrasse una bazzecola.

Si narrava d'un incendio in cui qualcuno era perito?

— Se ci fossi stato io! Avrei traversate le fiamme; no il fumo non mi avrebbe soffocato. Io so stare sott'acqua venti secondi; sarei stato altrettanto nel fumo. E se si fosse rotta la trave sotto i miei piedi, avrei spiccato un salto, mi sarei aggrappato ad un cornicione, ad un chiodo, alla sporgenza più tenue; ma nessuno sarebbe perito se ci fossi stato io.

Un monte di spavalderie; il mio coraggio immaginario non indietreggiava davanti a nulla. Nessuno aveva mai compiuto le prodezze che io mi sentivo capace di compiere.

— Dà retta, Riccardo. Non essere tanto vanitoso, — mi diceva la mamma. — Bada che altro è parlar di morte altro è morire.

E mia sorella rideva, e mi ripeteva il nomignolo che m'avevano affibbiato i compagni di collegio: Riccardo Cuor-di-leone.

Ma io non me ne offendevo:

— Che ne sapete voi altre donne?

Nutrivo un profondo disprezzo pel sesso debole. Ma un bel giorno il sesso debole si vendicò crudelmente: m'innamorai.