Timidissima, come sono, fui mortificata da quel rimprovero, e non osai rispondere.
Intanto il tempo passava ed il Tulipano bruno non parlava più.
La mia situazione diveniva intollerabile; i miei petali ammolliti dall'aria pesante, mi si erano ripiegati sull'occhio; ero ricaduta nell'oscurità; il mio stelo si indeboliva sempre. Floscia, ricurva, sfiorando già col capo la terra aspettavo ad ogni minuto la morte; quando ad un tratto udii uno scricchiolìo, poi il rumore di qualche cosa che si spezza.
Al tempo stesso un corpo non molto pesante, ma spinto con impeto, diede un urto secco alla parete sinistra del bicchiere, che si rovesciò e cadde fuori dagli orli del vaso; lo udii frangersi rumorosamente ad una certa distanza al disotto di me; e, troppo debole per sopportare il contatto immediato dell'aria, caddi, appassita per terra.
***
Mi ridestai al tepore d'un bel raggio di sole. Mi rizzai rinvigorita; aspirai l'aria pura che mi avvolgeva, stesi i petali foschi, ed apparvi in tutto il vigore della bellezza della gioventù.
Nella gioia di quel momento, non pensai che a godere della luce e della vita ricuperate. Mi trovavo sul davanzale d'un'ampia finestra, e guardavo intorno esaminando avidamente i luoghi e le cose.
Ma un olezzo noto mi susurrò:
— Quando n'avrai abbastanza di guardare in giro ti ricorderai pure di me? —
Era il Tulipano bruno. Quattro pezzi di legno stavano sul terreno intorno al mio liberatore. Uno di essi aveva il piede sul vaso del Tulipano, ed era steso in tutta la sua lunghezza traverso il mio.