Un lungo filo rosso e bianco attorcigliato giaceva fra i legni sulla terra mossa da quella rovina. Il Tulipano, libero da quei vincoli che lo tenevano ritto, aveva incurvato il suo lungo stelo, e colla bella testa toccava quasi la mia.

— Quanto ti debbo! — gli dissi: — ti sei privato per me di tutti i tuoi sostegni.

— Dacchè lo riconosci, — mi rispose, — ne sono largamente ricompensato.

— Come non riconoscerlo? — dissi eludendo il complimento. Fu certo questo legno steso dietro a me, che ha rovesciato il bicchiere maledetto.

— Oh mille volte maledetto; perchè era una barriera che ti divideva da me.

Mi sentii imbarazzata. Stetti alquanto in silenzio. Ma i pistilli bianchi del Tulipano mi volgevano sguardi d'amore. Per togliermi a quel fascino cercai di proseguire il discorso; e tornai a dire:

— Sei stato ben generoso a rinunciare per me alla tua nobile posizione verticale.

— Di' che fui egoista piuttosto. Eravamo tanto lontani allora....

— Ed ora, — l'interruppi, — tutto il peso del capo ti gravita sullo stelo, e t'incurva tanto che nessuno ti vede più; non sembri più alto di me; guarda come sono vicine le nostre teste.

— Te ne lagni, Viola? — olezzò lieve lieve.