Qui l'olezzo della povera Viola usciva lento ed a sbalzi, come se si vergognasse di quanto diceva. E non aveva torto. Io le dissi:
— Come! Amavi già anche il Garofano, Viola? Scusa, ma non posso farti complimenti sulla tua costanza.
— Te ne ho forse domandati? — ribattè con arroganza scotendo le foglioline, per dissipare l'abbattimento che le avevano cagionato quelle memorie. — Io ti racconto la mia storia al momento di finire questa vita. È un esame severo che faccio a me stessa; non cerco nè lodi nè biasimo. Non so se fra gli uomini sia lo stesso, ma nei fiori il sentimento si impone molte volte alla volontà ed alla ragione. Sentivo di dover tutto il mio cuore al Tulipano; ma mi trovavo sola, perduta in luoghi ignoti; e senza volerlo subivo il fascino di quell'altro fiore, più ardito, più appariscente, più forte.
***
Una volta il Garofano mi disse:
— Tu mi guardi, Viola, ed anch'io ti guardo... Accanto a te sento di star bene; i tuoi petali sono freschi e vellutati, ed il tuo olezzo lieve mi piace. Ma tu, non ami un altro fiore?
Ed io rinnegai il primo amore. Rinnegai l'amico buono e generoso che mi aveva salvata, e rivolsi la faccia al Garofano. — Allora il Garofano mi disse che mi amava, e quella parola, antica come il mondo, mi parve nuova, olezzata da lui. Egli mi avvolse nella sua ombra, ed io dimenticai il mondo dei fiori per lui. Stese verso di me le sue foglie acute con tanto impeto, che ne fui punta. Ma io amai il dolore e pensai:
— Se la bella signora mi ponesse nel suo vaso le nostre radici potrebbero congiungersi.
Egli indovinò il mio pensiero, e ripetè sommesso ed amoroso: