— Sempre.

— Ma è una persecuzione! — esclamò la contessa. — Poi, accorgendosi che quel discorso misterioso non era di buon genere dinanzi all'altra visitatrice, ripigliò:

— Con questa signora possiamo parlare apertamente; è una mia intima e vecchia amica, sebbene sia giovane. — E presentò: — La signora Icchese, la signora Zeta.

Le due dame s'inchinarono, e si porsero la mano in atto di simpatia.

La signora Zeta era una donnina attraente, senza essere quel che si suol dire una bella donna. Era magra e piccolina; aveva due grandi occhioni intelligenti, una bocca espressiva, una fisonomia aperta, schietta, buona.

Vestiva con molta eleganza ma senza affettazione; portava il suo lusso colla noncuranza d'una gran dama; non era mai preoccupata di rialzare lo strascico per non sciuparlo, nè di assicurarsi colla mano inquieta se non aveva perduto i ciondoli dell'orologio. Sapeva presentarsi in una sala, rimanervi, ed uscirne, come la signora di Genlis d'elegante memoria.

Non faceva consistere il riserbo nel parlare a monosillabi, nel porgere appena la punta delle dita, nel far la preziosa come una provinciale. — Sapeva che nelle case che frequentava non poteva trovarsi con signore equivoche, e trattava tutte con vera cordialità, e non prendeva altra misura per regolare la sua maggiore o minore espansione, che il grado di simpatia da cui si sentiva animata.

La signora Icchese, con una figura affatto differente, alta, bionda, fresca come un fiore, aveva gli stessi modi schietti e signorili, era altrettanto attraente, e più bella. S'erano scontrate parecchie volte in visita nelle stesse case, avevano scambiato qualche parola, e, senza conoscersi altrimenti che di nome, si erano trovate simpatiche a vicenda.

Così la proposta della contessa Ipsilonne di metter a parte la signora Zeta del mistero di cui s'era parlato, piacque ad entrambe le visitatrici, che accostarono le poltroncine in atto d'intimità.

— Figurati, — disse la contessa, — che questa povera signora Icchese è perseguitata da un cavaliere più innamorato che cortese, il quale ha l'indiscrezione di seguirla in istrada come una crestaia.