XIV.
Più volte, durante la sua convalescenza, Vincenzo tornò su quel discorso che riesciva penosissimo al suo compagno. Ma c'era tale giubilo nel cuore del malato, tanto ardore di giovanili speranze, che il pensiero della felicità che dava, confortava in parte Vicenzino di quella che perdeva. Ogni giorno i due giovani avevano nuove del signor Dogliani, il quale benediva il nipote come il salvatore della sua famiglia. Era sempre l'Elena che scriveva, e lei pure aveva pel cugino parole di fervente gratitudine. Si sentiva che era commossa; c'erano delle lagrime nelle sue lettere, e Vicenzino, nel leggerle, pensava che il suo sacrificio era stato compreso in tutta la sua grandezza, e che un altro cuore soffriva con lui dello stesso dolore. E questo pensiero gli dava coraggio.
Appena l'ammalato fu in grado di muoversi, i due giovani tornarono insieme a Santhià; e Vicenzino trovò su tutti i volti ed in tutti i cuori le traccie della sua bella azione. Nella casa, benchè impoverita per l'infermità del padre, regnava il contento per il fratello ricuperato e felice; e la fronte grave del vecchio infermo, esprimeva la calma e la gioia di vedere assicurato l'avvenire de' suoi figli. Egli stese al nipote la sola mano che poteva muovere, e gli disse piangendo:
—Dio ti benedica! figlio mio, Dio ti benedica!
Ma le fanciulle non saltarono al collo del loro giovane parente; non lo baciarono come quando era tornato dal campo. Gli parlarono con affetto e con una gratitudine rispettosa; ed egli fin d'allora sentì d'essersi fatto prete.
Rimase pochi giorni in famiglia, poi, col cuore addolorato, ma coll'anima forte, partì pel Seminario, mentre Vincenzo, seguendo lo slancio del suo carattere impetuoso ed avido d'emozioni, tornava ad arruolarsi, ma questa volta nella milizia regolare, per fare la carriera del soldato.
Per un anno Vicenzino studiò assiduamente, e, nelle aride discipline della teologia morale e dogmatica e del diritto canonico, cercò un contrasto alle calde aspirazioni ed ai rimpianti del suo giovane cuore. Ma a vent'anni passati, quella vita di reclusione, quell'esistenza in comune con una frotta di giovani cresciuti in convitto, che avevano tutte le ingenuità e tutte le malizie dei collegiali, che si compiacevano di giuochi puerili, di pettegolezzi insulsi, era, per la natura gentile di Vicenzino, qualche cosa di irritante, che eccitava più che mai i suoi nervi già tesi. Quelle risate goffe, quei discorsi scuciti, offendevano il sentimento d'abnegazione sublime e grave che gli riempiva il cuore. E la fede cieca ed il fervore religioso, vero o apparente, che lo circondavano, non trovavano eco in lui. Sentiva di non aver intorno nessuno che potesse comprenderlo, e si racchiudeva tristamente in sè stesso.
La notte poi, quando tutti dormivano in quelle lunghe file di letti bianchi che parevano tombe, ed egli solo vegliava alla luce scialba d'una lanterna, che proiettava negli angoli delle ombre paurose, sotto il grande Cristo scarno che biancheggiava in alto colle braccia lungamente stese sul fondo nero della croce, gli pareva di trovarsi vivo in un cimitero, lo coglieva un senso d'abbandono e di morte, sentiva che non era più di questo mondo. E tuttavia questo mondo esercitava il suo fascino potente sulla sua fantasia; ed il povero giovane subiva lotte crudeli, tentazioni di ribellione, che lo impaurivano. E si metteva più accanito allo studio, per consacrare al più presto con un voto solenne, quella risoluzione che la foga della gioventù faceva ancora vacillare.
Appena ebbe compito il ventunesimo anno, prese il suddiaconato, e fu irrevocabilmente prete.
Allora, non avendo più nulla a temere dalla propria debolezza, si sentì più calmo. L'idea alta del dovere lo rassicurava, e potè dedicarsi con tutta la sua intelligenza allo studio. A 22 anni e 6 mesi, ottenne di ricevere il presbiterato, e poco dopo lasciò il Seminario, ed in capo a pochi mesi, ebbe la fortuna d'essere collocato come viceparroco nella parrocchia stessa della famiglia Dogliani, dove il parroco già avanti negli anni, aveva bisogno un aiuto, per la parte più faticosa del suo ministero.