—Sei sempre stato forte, andava ripetendo. È la prima volta che dici d'aver la tosse. E poi, non rassomigli a nessuno de' tuoi fratelli, nè al babbo, poveretto. Rassomigli a me che sono robusta. Ma che! Ma che! Tu non hai nulla…
Il tempo incalzava. Si chiamò il medico il giorno stesso; il dottor Andreoni, un vecchio che aveva assistiti tutti i figli ed il marito della signora Bellazio. Egli fece una lunga oscultazione, esaminò il giovane minutamente, e si mostrò soddisfatto del suo stato.
—Non solo non ha la menoma lesione ai polmoni, disse, ma non ha nessuna disposizione ad averne. Ha un bel torace ampio, e l'apparecchio respiratorio non potrebbe essere meglio costituito. Stai di buon animo, figliolo. Potrai morire di qualsiasi male, perchè tutti si muore, ma non morrai di tisi.
La signora Bellazio piangeva di gioia a quelle parole. E Marco pure parve rassicurato. Soltanto disse che aveva ricevuto una scossa, che, qualunque ne fosse la causa, pel momento non si sentiva bene. E senza mandare quella lettera disperata che aveva scritta, volle ad ogni costo che si differissero le nozze per qualche tempo, finchè egli non si sentisse completamente ristabilito in salute.
La signora Bellazio andò in persona a Gradate il giorno stesso per evitare che si facessero gli ultimi apparecchi; espose le circostanze che avevano inquietata pel momento la coscienza delicata di Marco, ed ottenne dalla signora Nardi, non solo una facile adesione, ma una vivissima approvazione per quella misura di prudenza, che mirava a non esporre sua figlia ad un matrimonio disgraziato. Le due vedove si separarono amichevolmente:
—I ragazzi sono giovani, conclusero; quando Marco sarà guarito, se la
Maria sarà ancora libera, si riuniranno.
In casa Bellazio si riprese la solita vita. Da circa un anno, Marco aveva ottenuto il posto di direttore meccanico in una grande officina. Passati quei giorni di turbamento, ricominciò ad uscire il mattino pe' suoi lavori, ed a passare la giornata fuori. Era taciturno, e questo faceva meraviglia perchè aveva un carattere naturalmente sereno ed espansivo. Ma sua madre attribuì quella malinconia all'allontanamento della sposa, alle speranze che aveva lasciate svanire, e non gliene parlò. Alla fine di settembre madre e figlio andarono ad abitare il nuovo alloggio preparato per gli sposi; ma la sposa non c'era, e l'inaugurazione del quartierino elegante fu tutt'altro che festosa. La camera nuziale rimase chiusa, e Marco si fece mettere un letto nello studio, una stanzetta piccola dove stava rinchiuso tutte le ore che non erano reclamate dalle sue occupazioni fuori di casa, assorto in lunghe letture.
Sua madre avrebbe preferito di passare la sera in compagnia, o di vederlo andar fuori e divertirsi; ma egli rispondeva sempre:
—Questa sera non ho voglia di parlare; preferisco leggere un poco; sarà per domani, mamma. Ma il domani di star allegro e di divertirsi non veniva mai.
—Non ti senti bene? domandava spesso sua madre. Ma egli la rassicurava: era soltanto un po' stanco… E lei confidava che col carnevale tornerebbe allegro, e si riprenderebbero le relazioni colle signore Nardi.