—È ancora troppo presto, disse Marco. E poi, non si sa che impressione abbia fatto sulla Maria il mio distacco. Preferisco incontrarla in società, vedere prima come si contiene, se si mostra risentita, se ha cambiato pensiero…

Ma in società Marco non ci andava. Diceva sempre che era stanco, che aveva da scrivere, e differiva di volta in volta. Si faceva sempre più misantropo.

Il dicembre fu molto rigido. Ci furono delle grandi nevicate che rendevano le contrade quasi impraticabili. Andando all'officina, dove per la fine dell'anno si dovevano fare delle riforme e degli ingrandimenti, Marco si prese un'infreddatura, che lo obbligò a stare qualche giorno a letto. La signora Bellazio fece subito chiamare il medico, e quando questi entrò in camera, Marco disse:

—Ci siamo, dottore; ora comincia la tosse.

—E domani finirà, rispose il medico ridendo; poi, dopo averlo visitato, soggiunse:

—Ti sei buscata una bronchite; leggera, ma che ti farà stare a letto una settimana.

Marco sorrise con aria incredula, e non rispose.

Dopo cinque o sei giorni si alzò, ma sempre più triste. Il dottor Andreoni lo trovò seduto in una poltrona colle mani pendenti, il capo chino, un'aria da vittima rassegnata, come se fosse stato infermo tutta la vita. Gli applicò il termometro sotto l'ascella, lo esaminò, poi disse:

—Sei guarito; abbiti un po' di cura per alcuni giorni ancora, e non c'è altro. Sta di buon animo.

—Sì, sì, sono guarito; ripetè Marco col solito piglio incredulo.