—Perchè lo dici a quel modo? Cosa ti senti?

—Nulla mi sento. Sto benissimo. Fra sei mesi starò anche meglio. Non vede come ingrasso? E mostrò le sue mani, che infatti, da qualche tempo, erano smagrite, como tutta la sua persona.

—Sfido! Se non mangi…

—Si mangia a seconda dell'appetito che si ha, e si ha appetito a seconda della salute.

—Ma la salute, mio caro, dipende anche molto dalle disposizioni d'animo in cui viviamo. Tu, da un pezzo in qua, ti dai alla vita solitaria, alla malinconia. Se credi che questo regime ti giovi…

—Caro dottore; io non sono più pauroso d'un altro. La morte non mi spaventa; ma ammetterà che la prospettiva di finire come i miei poveri fratelli, di lasciar qui la mamma sola, dopo averle straziato il cuore con una lunga malattia, non è fatta per mettermi di buon umore.

—Ma dove la vedi questa prospettiva? domandò il medico; t'assicuro che sei forte, che stai benissimo.

Marco mostrò parecchi trattati di medicina che aveva sulla scrivania, e che da qualche tempo erano diventati i suoi libri prediletti, e disse:

—Questi sono più sinceri di lei, dottore; mi dicono la verità che lei vorrebbe nascondermi, e mi fanno bene, perchè mi preparano all'avvenire che mi aspetta.

Il dottore si trattenne a lungo a discorrere con lui; gli espose minutamente il suo stato di salute, la sua costituzione, quali gli risultavano dalle ripetute visite, precisamente come avrebbe fatto con un collega chiamato in consulto. Ma Marco gli rispondeva colla solita ragione del male ereditario. Quell'idea gli si era fitta in mente con una forza spaventosa, e gl'impediva di apprezzare qualsiasi argomento in contrario.