Finalmente gli esami gli avevano fornito il mezzo di dare una prova del suo affetto al cugino. Era un mezzo poco drammatico, ma di una tale utilità, che Vincenzo l'apprezzò altamente.

Non salì nelle nuvole come il sentimentale Vicenzino; però, appena copiata la famosa traduzione latina, corse fuori dalla scuola, impaziente di saltare al collo del suo salvatore per ringraziarlo. Ma Vicenzino non lo aveva aspettato. Egli non isperava dei ringraziamenti. Al confronto delle gesta eroiche che aveva sognate di compiere per Vincenzo, quanto aveva fatto gli pareva troppo piccola cosa. Ma era felice ad ogni modo di essersi creato un rapporto con lui, ed era corso via per la campagna, per deliziarsi con una delle sue visioni, non più fantastica ed inverosimile, ma rievocata dal vero in tutti i suoi particolari: le lagrime silenziose di Vincenzo che sgocciolavano sul foglio bianco, lo sforzo fatto da lui, Vicenzino, per avvicinarlo senza essere veduto dall'assistente, ed il turbamento e la passione che aveva posta nel compiere quell'atto tanto comune nelle scuole, dove è considerato semplicemente una burla ai maestri.

In casa Dogliani fu un gran chiacchierare dei ragazzi sul bel tratto di Vicenzino, e le cuginette lo ammirarono molto.

A pranzo il signor Anselmo domandò a Vincenzo con piglio severo:

—E così? l'esame di latino?… e crollò il capo come per dire che non ne sperava nulla.

—L'ho fatto bene! gridò Vincenzo con uno scoppio di voce. Tutta la pagina senza un errore….. E gesticolava pavoneggiandosi come se credesse realmente di averlo fatto lui quel lavoro.

—Oh! Oh! esclamò il babbo. Dio ti benedica, figlio mio. Dio ti benedica! E mise un gran sospiro di sollievo, e si rasserenò tutto, poi stese la mano traverso la tavola, e disse:

—Via, diamoci una buona stretta di mano come due amici. Ti avevo giudicato male, ma vedo che non vuoi affliggermi. Ti ringrazio di questa buona nuova.

Vincenzo mise la sua mano in quella del babbo, e scoppiò in un pianto dirotto. Era il rimorso, ridestato dalla tenerezza di quelle parole, che lo faceva piangere. Ma pochi minuti dopo non ci pensava più, e, felice di aver contentato il babbo, guardava le sorelline con orgoglio, dall'alto della sua gloria.

Finito il pranzo, tornò ad uscire in cerca di Vicenzino; ma quello strano ragazzo non si lasciò vedere, ed egli portò in giro per tutto il paese la sua riconoscenza, a rischio di farla raffreddare. Fu soltanto pochi giorni dopo che lo incontrò.