—Ora non ho forza. Ti scriverò. Poi mormorò: Sono tanto felice!

Vincenzo lo abbracciò con impeto, tanto stretto che gli fece male, poi uscì singhiozzando.

Rimase ancora alcuni giorni in famiglia, finchè vide Vicenzino un po' rinforzato dalle cure e dall'agiatezza della casa. Ma il tempo stringeva. Era martedì, e la domenica seguente doveva ricevere gli ordini maggiori. Il signor Dogliani sembrava inquieto, temeva che Vincenzo non avesse tempo di prepararsi alla cerimonia, e lo esortava a tornare in seminario. Vincenzo non si fece più pregare. La mattina del mercoledì salutò con infinita tenerezza tutti i suoi, abbracciò il padre piangendo, e partì. Ma quando fu per salire in vagone disse a Vicenzino che l'aveva accompagnato in carrozza col signor Dogliani alla stazione:

—Non ti senti la forza di venire fino a San Germano? Sono pochi minuti di corsa in ferrovia; anche tu, babbo; accompagnami ancora questo trattino.

—Temo che Vicenzino si stanchi, rispose il signor Dogliani, e non sia poi in grado di venir domenica a Novara per la cerimonia; vogliamo esserci tutti; è una gran giornata domenica….

Vincenzo non rispose altro. Strinse forte la mano a tutti e due, e salì in fretta nel vagone.

X.

Vicenzino si rimetteva rapidamente. L'Elena, dacchè era tornato così malato, gli usava delle cure gentili ed amorevoli che lo inebriavano. Nell'eccesso della gioia il giovane convalescente doveva far violenza a sè stesso per non lasciar irrompere la passione che lo agitava. Voleva confidarsi prima a Vincenzo; subito dopo la cerimonia, la domenica, sperava di averlo un momento solo con sè, e di rivelargli quel segreto che non poteva più contenere.

—Sarà la prima confessione che riceverà, pensava; e mi sembrerà d'essere già unito a lei quando mi avrà ascoltato….

Il venerdì, dopo pranzo, si era trovato solo coll'Elena presso il solito tavolino, che gli richiamava tante dolci memorie. Parlavano di Vincenzo, del gran giorno dell'ordinazione; ma Vicenzino era distratto. Dalla finestra aperta la luce chiara batteva sul capo dell'Elena, ed un leggero soffio d'aria le agitava i riccioli sulla fronte e sul collo. Egli la guardava avidamente, pallido, tremante, e ripensava il bacio di quelle labbra che aveva sentito sulle guancie la sera del suo ritorno.