—Non l'hai osservato anche tu? domandò la Elena che aveva parlato fin allora della tristezza misteriosa di Vincenzo.

—Che cosa? rispose Vicenzino che, assorto nella sua estasi d'amore, non aveva capito nulla. L'Elena lo guardò meravigliata, co' suoi grandi occhi grigi e limpidi. Ma, all'incontrare quello sguardo, Vicenzino si fece rosso come una fiamma, e, sentendo di non poter tacere più a lungo, si alzò ed uscì in giardino.

Passeggiò un pezzo, agitato, nervoso, commosso, ma profondamente felice. Gli era sembrato di leggere una speranza in quegli occhi grigi. Non aveva più che un giorno da aspettare, poi potrebbe parlare del suo amore; parlarne a lei. Vincenzo glielo avrebbe permesso. Si figurava quel momento, ripeteva fra sè: «O Elena, quanto ti amo!…»

In quella vide uscire in giardino la piccola Maria con una lettera in mano. Mentre si avanzava verso di lui per consegnargliela, guardava la soprascritta e diceva, come se parlasse tra sè:

—Sembra la mano di Vincenzo; ma non può essere perchè non viene da
Novara. Non viene neppure dalla posta; l'ha portata un contadino.

Però quella lettera era proprio di Vincenzo. Anche Vicenzino nell'aprirla pensava: «Come mai non viene da Novara?» Ma appena n'ebbe scorse poche righe, gridò:

—Ah per Dio! poveri noi!

E, respingendo la bambina che gli stava curiosamente dinnanzi, prese la rincorsa ed uscì senza cappello, correndo come un matto.

Quella lettera era il solito addio dei suicida, e cominciava colla solita frase:

—«Quando riceverai questa lettera avrò cessato di vivere». Poi spiegava disordinatamente le sue ragioni: «Non posso ricevere gli ordini maggiori senza commettere un sacrilegio; e d'altra parte non posso rinunciare alla carriera ecclesiastica perchè ridurrei mio padre, che si fa vecchio e malaticcio, alla miseria. Capisco che la mia morte non rimedia a nulla, ma non ho il coraggio di vivere. Non ho voluto rientrare in seminario. Ho errato tutti questi giorni per la campagna come un'anima in pena, cercando la soluzione al terribile problema della mia vita; ma non l'ho trovata. Non so far nulla, non sono in grado di guadagnar nulla. Dopo aver rovinato mio padre ne' suoi ultimi anni, dovrei vivere a sue spese. Vedi che non è possibile; sarebbe una vergogna, un delitto. Preferisco morire…»