— Malgrado tutto, ci ha fatto passare la sera, però.

Ed in vista di questo gli si sarebbero perdonati i suoi difetti, e l'indomani si sarebbe fatto ancora buon viso al libro, ed ancora, ed ancora finchè si fosse giunti all'ultima pagina.

Dopo si sarebbe dimenticato; pazienza; questa è la sorte comune dei libri che non hanno altro scopo fuorchè il diletto; ottenuto lo scopo il mezzo non serve più.

Ma più tardi, giungendo fra noi un altro volume dello stesso autore, avrebbe trovata la stessa accoglienza.

Di gente che passa la sera come la passavamo noi, ce n'è un numero sterminato. Sono le famiglie modello che stanno riunite, che si amano, che s'annoiano insieme; quelle che hanno inspirata la poesia del focolare. Poi c'è un altro numero sterminato di famiglie, in cui il babbo è fuori da un lato, i fratelli dall'altro, e le signore passano la sera in casa tra loro. Poi vi sono le altre in cui la mamma è ancora giovine o crede di esserlo, e va a teatro, va in società; e le signorine che non debbono assistere alla commedia, non debbono vedere le ballerine, non debbono udire una quantità di cose in conversazione, rimangono sole a casa. Oppure è tutta la parte giovine della famiglia che esce e si diverte; ed una nonna, una zia, una vecchia parente, ha dinanzi la prospettiva d'una lunga serata tra il caldanino e la lampada.

Queste persone solitarie ed annoiate, in quelle ore di solitudine e di noia, sono disposte all'indulgenza, come eravamo io ed i miei fratelli nelle nostre serate di famiglia. Ed è a loro ch'io raccomando i miei poveri raccontini, implorando per essi quell'accoglienza ch'io avrei fatta ai raccontini di chi allora avesse avuto il pensiero pietoso di scriverli per me.

TESTE ALATE

I.