Nell'autunno del 1869 mi trovavo a villeggiare ad Intra sul lago Maggiore.
In una gita ad Arona, fra le solite figure straniere che sembrano darsi convegno da tutti i paesi d'Europa sul ponte di quel battello a vapore, avevo incontrato un giovinotto lombardo, col quale avevo stretta relazione.
Io andavo poi regolarmente due volte ogni settimana ad Arona, e nell'andare o nel venire mi trovavo sempre con quel giovine.
Gli altri passeggeri si vedevano una volta, due, poi scomparivano. Erano sempre figure nuove, quasi sempre figure ignote. Noi soli tornavamo ancora ed ancora.
Quel giovine non era facile ad entrare in discorso. Ma una volta entrato, era piacevolissimo, e qualche volta s'abbandonava ad un'allegria clamorosa. Ma bisognava che altri lo eccitasse. Sembrava una di quelle macchine che, appena montate, vanno, vanno con una celerità sorprendente; ma se le vediamo ferme, non possiamo persuaderci che quegli ammassi di ordigni muti ed inerti abbiano in sè la facoltà di tanto rumore, di tanto movimento.
Non dirò che provassi pel mio compagno di viaggio nè una misteriosa attrazione, nè quella curiosità, quell'interessamento irresistibili che si trovano soltanto nei romanzi. Fu la circostanza dei nostri frequenti incontri che fece nascere tra noi una relazione superficiale, la quale si andò facendo man mano meno cerimoniosa, più franca, più espansiva, più confidenziale, e finì col diventare una sincera ed affettuosa amicizia. Tutto questo nello spazio di un mese. Ma eravamo giovani tutti e due, ed alla nostra età le amicizie si fanno presto.
Conoscendo intimamente Gustavo, mi accorsi che, sebbene il fondo del suo carattere fosse gioviale, il suo stato abituale, in quel momento almeno, era triste ed impensierito. Però non cercai di provocare le sue confidenze con domande indiscrete; c'è una così lieve sfumatura tra l'interessamento e la curiosità!
— Se un giorno sentirà il bisogno di dirmi i suoi crucci, li accoglierò con cuore d'amico, pensavo. Se vorrà serbarli per sè, rispetterò il suo segreto.
Intanto cercavo, per quanto era in mio potere di mantenerlo divertito. Ogni mattina gli facevo un programma per passare la giornata: erano gite sul lago, pranzi alle isole, partite di pesca, escursioni sui monti, visite alle fabbriche di tela, di carta, di vetro, ecc.
Una mattina mi parve più mesto del solito.