— Cosa facciamo oggi? gli domandai.
— Quello che vuoi, mi rispose, purchè siamo soli.
— Prendiamo un canotto, e facciamo un viaggio d'esplorazione sul lago, in cerca di un luogo pittoresco per pranzare insieme?
— Io preferirei una gita su qualche monte. In barca si rimane così inerti che si cade in malinconia. Ho già tanta tristezza nell'anima; ho bisogno di movimento per distrarmene un poco.
Era la prima volta che alludeva alla sua tristezza. Ebbi la delicatezza di non rispondere a quella mezza confidenza, per non mostrare d'esserne stato all'agguato.
Gli proposi di andare a Premeno. Egli accettò, e mezz'ora dopo salivamo una stradetta di montagna, erta, tortuosa, pittoresca.
Camminavamo da quasi due ore, quando il cielo cominciò ad annuvolarsi; minacciava un temporale.
— Guarda, Carlo, mi disse Gustavo additandomi una nuvoletta scura, non ti pare che quella nuvola abbia la forma di due teste di angeli?
— Ma che! Mi sembra piuttosto che raffiguri un cane accovacciato.
— Ah! Lo sapevo, sai, che tu non l'avresti veduta come me! E disse queste parole con accento addolorato.