Non capivo perchè desse tanto peso a quella sciocchezza, e gli risposi meravigliato:
— Ti dispiace tanto che io non veda due teste d'angeli! Via, ci metterò un po' di buona volontà. Già, nelle forme vaghe delle nuvole si vede quel che si vuole.
— No. Lo sapevo già che tu non avresti veduto come me. È una mia visione, eterna, crucciosa. Vedo dovunque delle teste alate. È il mio incubo.
— È un bell'incubo. Dicono che Iddio si circondi di angeli per abbellire il Paradiso, e tu che hai la fortuna di vederne in hac lagrymarum valle, te ne lagni?
Gustavo chinò il capo sul petto, e stette zitto un pezzo, come discutendo qualche cosa di grave tra sè e sè. Ad un tratto si fermò, mi prese le mani, e mi disse con voce commossa:
— Senti, Carlo. Questa storia delle teste alate, che ti sembra certo una puerilità, è il segreto della mia malinconia, delle mie incertezze. È il cruccio della mia vita. E mi pesa, e vorrei parlarne con te. Tu mi sei amico, mi vuoi bene. Ti dirò tutto, quello ch'è passato e quello che mi tormenta ancora; e tu mi darai il consiglio ed il coraggio di cui ho bisogno. Lo vuoi, Carlo?
Non so dire che slancio d'affetto, e che senso d'immensa pietà mi si destassero in cuore per quella sventura misteriosa e grande. Se avessi secondato il primo impulso, mi sarei stretto Gustavo al cuore, avrei pianto con lui. Ma per quello sciocco riserbo che ci fa arrossire de' nostri sentimenti migliori, e ne imbriglia le manifestazioni, mi limitai a stringergli le mani, e gli dissi con calore:
— Con tutto il cuore Gustavo, con tutto il cuore.
Egli mi prese il braccio, continuò a salire, e lasciandosi dietro Premeno, mi trasse sopra un'altura in un piccolo spianato sassoso e disuguale, che si chiama col nome pomposo di Piazza Garibaldi. Vi trovammo alcune panche e delle tavole di sasso. Sedemmo sotto una specie di grondaia per ripararci dalla pioggia che cominciava a cadere. Gustavo prese alcuni sassolini sulla tavola che aveva dinanzi, li agitò un poco in silenzio, poi prese a parlare rapidamente, sempre baloccandosi con quei sassi per darsi un'aria disinvolta, mentre invece la sua voce tradiva l'agitazione dell'animo.