Quella scena mi pose in uno stato deplorabile. Ero irritato, svergognato, deluso. Non si poteva andare innanzi così. La mia pace ne soffriva troppo. E la mia digestione poi!
— Cosa fare? Miss Gemmy lo domandava a me. Avrebbe anche dovuto aiutarmi un poco. Nell'eccitazione dell'animo, le scrissi:
Signorina,
«Mi sono reso ridicolo per cercare di trovarmi con lei.
«Sono andato in abbigliatura di gala ad inchinarmi alla moglie d'un droghiere. Perchè non dirmi dove è stata, o dove andrà in abito da ballo? Me lo dica per carità.»
Mandai il biglietto per la posta, ed ebbi la risposta il giorno seguente.
Miss Gemmy non era stata, nè andava a nessun ballo. Viveva ritiratissima. Una vedova ed una signorina sole, non potevano frequentare la società. Trovava la moglie del droghiere molto shocking; ma non ci aveva colpa. E, daccapo, non era abbastanza indipendente per poter invitarmi a casa sua.
La mia parte di pazienza era esaurita. Bisognava finirla. Uscii, deciso a seguirla dovunque, ad osare qualunque cosa, pur d'entrare in relazione con lei.
Ma la lettura della lettera, che era giunta colla distribuzione delle cinque, mi aveva ritardato un poco. Quando giunsi in galleria le nuvole di tulle biancheggiavano già ammonticchiate nella bottega della modista. Miss Gemmy era là.
Nulla poteva arrestarmi. Il mio amore, irritato dai contrasti, prendeva un carattere feroce. Spinsi eroicamente la porta, ed entrai dalla modista, gridandole: