— Andiamo di là, dissi avviandomi sempre cogli occhi al bottone del mio guanto, per cercare la signora in un'altra sala.

— Ma che le pare! rispose quel giovine arrestandomi, vorrebbe venir lei in cucina?

— In cucina? Alzai gli occhi sbalordito, e mi guardai intorno.

Per quanto v'ha di ridicolo sopra la terra, avrei voluto esser di sotto!

Un salotto di pochi metri quadrati, coi mattoni nudi, alcune vecchie in cuffia che mi fissavano come un oggetto di curiosità, un gruppo di fanciulle vestite di scuro, che mi sbirciavano sogghignando come monelli, e cinque o sei giovani di studio o commessi di negozio senza guanti, che le incoraggiavano a burlarsi di me.

In quella lo scrivano, partito in esplorazione in cerca della padrona di casa che stava in cucina, mi venne incontro con una donnetta in abito di seta nera, che mi porse la sua manuccia nuda e disse:

— Mi fa piacere di conoscerla signor.... E lasciò il nome sospeso come fanno le signore dei negozi salutando gli avventori.

Seppi più tardi che erano una famiglia di droghieri ritirati allora allora dal commercio.

Le dissi che ero passato un momento solo per iscusarmi di non poter profittare del suo invito. Ero aspettato ad un contratto di nozze.... Accennai alla mia toeletta ridicola, per giustificarla con quel pretesto, e presi la porta, accompagnato dall'ilarità rumorosa delle signorine e dei commessi di negozio.

* * *