Rinuncio a descrivere l'eccitamento in cui passai quella giornata, e la sua lunghezza sterminata. Eravamo nella stagione delle giornate lunghe; ma quella fu più lunga di tutte. Feci colazione; pranzai; tornai a far colazione; tornai a pranzare. Presi una dozzina di caffè, seltz, soda water. Mi vestii; mi tornai a vestire; fumai una scatola di sigari; mi ridussi lo stomaco in uno stato compassionevole. E dopo tutto questo, non erano che le sette! Due ore ancora!

Presi una carrozza, ed ordinai al cocchiere di farmi girare due ore. Ma alle otto e mezzo non seppi più reggere a quell'inerzia, e mi feci condurre in via Cernaia.

Il servitore tornava dall'edicola coi giornali. Appena mi vide, s'avviò alla porticina del giardino, l'aperse, poi, da uomo prudente, andò pei fatti suoi.

Entrai colle braccia spalancate per accogliere Gemmy che senza dubbio correrebbe ad incontrarmi. Ma abbracciai soltanto una pianta; Gemmy non c'era.

— Infatti ho anticipato, considerai. E mi posi a passeggiare aspettandola. Eravamo ai primi di settembre. Le finestre della palazzina erano aperte. Si vedeva il lume in una sala terrena, traverso la persiana abbassata.

Non seppi frenare la mia curiosità. Mi avanzai fino alla persiana e guardai.

Miss Gemmy era là in piedi davanti ad uno specchio, e si provava in capo un velo bianco di semplice tulle, ed intanto parlava con la sua mamma, che non potevo vedere perchè era seduta proprio sotto la finestra.

— Questo velo bianco non è adatto, diceva. Dovrei portarlo nero anche per andare a nozze; ma sono tanto giovine....

— E tanto bella! disse la persona che stava seduta sotto la finestra.

Per tutti gli inganni che hanno desolato il mondo! Era la voce d'un uomo! Un uomo che poteva andare in casa, che si permetteva di trovare tanto bella miss Gemmy, la mia miss Gemmy! E lei si lasciava trovare tanto bella da un altro, mentre lusingava me, mentre si disponeva a venire ad un convegno segreto in giardino... Tanta doppiezza a quell'età!