«Ed ora vorrebbe comparirle dinanzi così, come una bomba, per farla morire sul colpo? Il medico ha raccomandato di non darle emozioni.
— Mi fermai, ed essa entrò. Ma un minuto dopo udii una voce piena di dolore, d'amore, di pianto, esclamare:
— Mi precipitai nella camera, caddi in ginocchio accanto alla poltrona di Clelia, mi premetti sul volto le mani che ella mi stendeva in segno di perdono, e piansi, singhiozzai come un disperato. Ed essa, povera gioia, mi copriva il capo di baci e di lacrime, senza un rimprovero, senza un lamento.
— Quando cercai di accusarmi, di domandarle perdono, mi chiuse la bocca colla mano e mi disse:
«Stai zitto, Gustavo. Non parlar del passato. È stato un brutto sogno; dimentichiamolo. Ti perdono tutto, sai. Ora non pensiamo che ad amarci, ed esser felici. Forse potremo esserlo per poco.
— Io piangevo, piangevo, e dal fondo del cuore offrivo a Dio la mia vita in cambio della sua.
— Tuttavia mi sembrava che Clelia si esagerasse il suo male. Era magrissima è vero; ed aveva la voce debole. Ma non era a letto, ed il suo volto animato della gioia non aveva l'aspetto d'un volto di persona gravemente ammalata. Ed io pensavo ancora che l'avrei fatta guarire a forza di cure e d'amore; che l'avrei resa felice, che l'avrei sposata subito, anche il domani, e l'avrei portata a Viareggio, e l'avrei condotta ogni giorno nella pineta. Oh Dio! Si può forse morire quando si ama e si è amati così?
— Passai il resto della giornata accanto a lei. Ogni tanto tossiva, tossiva a lungo da rimanerne quasi soffocata. Ed io soffrivo, avrei dati dei pugni contro il cielo. Ma poi quell'accesso passava; Clelia riprendeva a discorrere del nostro avvenire; era serena, felice. Ed io pensavo che la tosse della tisi è breve, asciutta. Che quella tosse violenta non poteva essere che un'infreddatura. Non conoscevo quella malattia inesorabile se non dai romanzi, e mi facevo illusione.
— La sera quando Clelia mi congedò per coricarsi, la pregai di lasciarmi rientrare più tardi, per vegliarla durante la notte. Ella me lo permise.