«Io sono certa di vincerla; ma per mille riguardi non è conveniente che mi rimariti prima che sia terminata questa noiosa causa. Volete aspettare alcuni mesi, e continuare a volermi bene ed a farmi la corte?

— Potete domandarmelo, Vittoria? le risposi. Farò tutto quello che vorrete; vi lascierò continuare la vostra carriera.

— No, Gustavo, m'è passata la manìa di guarire il mondo da' suoi pregiudizi. Ho capito che una vita a tesi è troppo difficile. E poi non ho più fede nella mia tesi. Siete voi che me l'avete fatta perdere. Finchè non si ama davvero si crede di poter sempre serbare una parte del nostro cuore per l'arte; ma voi m'avete fatto sentire che c'è un amore per cui basta appena tutto il cuore, tutta la vita; che non lascia più posto per nessun'altra passione.»

Quelle parole mi resero pazzo di gioia. La presi nelle mie braccia, la colmai di carezze e di baci. Tornai a gustare l'ebbrezza d'essere amato, fui ancora felice.

Quando fummo per separarci, Vittoria mi disse:

— Credete in Dio, Gustavo?

— Sì, le risposi. Quando si ama e si è felici si prova il bisogno di credere, come nei grandi dolori.

— Ebbene venite. Voglio che mi giuriate davanti a Dio che mi amerete sempre. E mi trasse nella sua camera, dinanzi ad un inginocchiatoio a' piedi del letto.

— Giurate, riprese, che mi amerete sempre come ora; che mi aprirete sempre tutto il vostro cuore, che avrete fede in me, che mi renderete felice e mi rispetterete come questa sera.

E mi aveva spinto in ginocchio, ed inginocchiata anch'essa accanto a me mi stringeva le mani e mi guardava negli occhi con infinito amore.