— Non c'è altro. Ho un'idea vaga di essermi addormentato a tavola. Non si parlava quasi; di mangiare puoi figurarti se n'avessi voglia. Bevevo, bevevo, e forse ho passata la misura. Fatto sta che mi sono addormentato. Ma tu mi dicevi che Vittoria è uscita?

— Uscita? È partita, ti dico. L'ha detto la cameriera.

— Ma che! L'avrà detto per non lasciarti entrare.

— Meglio così. Ma allora dov'è la signora Vittoria? Perchè non è con te?

— Aspetta, chiamiamo Caterina. E chiamò.

La cameriera accorse.

— Dov'è la signora? le domandò Gustavo.

— La signora è partita ed ha lasciata questa lettera da dare a lei quando si sveglierebbe.

Gustavo si fece pallido come un morto.

Prese quella lettera colle mani tremanti, e si lasciò ricadere seduto sul divano. Io pure mi sentii gelare il sangue nelle vene. Accennai alla cameriera di andarsene, ed appena fu uscita, corsi a Gustavo, lo abbracciai con tutto il calore del mio cuore d'amico e gli dissi: