— Fa coraggio, via. Volevi che ti perdonasse o ti scacciasse per sempre, purchè finissero i tuoi rimorsi. Forse ti scaccia; sopporta la cosa da uomo. Io ti aiuterò con tutta la mia amicizia.
Egli mi diede la lettera, e si coperse il volto colle mani, con un atto veramente disperato.
Non osavo aprire quella busta. Egli me la riprese e mi disse:
— Leggiamo.
Tutti e due abbracciati ed in silenzio leggemmo:
«Voi avete sedotta la mia povera sorella, l'avete disonorata ed uccisa. Foste egoista, sleale con lei. Poi avete ingannata me, e foste con me pure egoista e sleale. Io vi amavo, e vi amo ancora tanto, che se non fuggissi vi perdonerei. Ma sarebbe una cosa infame, che per appagare una passione mia, sposassi l'uomo che ha sedotta ed uccisa l'unica parente che mi sia rimasta fedele. Quella memoria sarebbe sempre fra noi per farci vergognare l'uno dell'altra. Non voglio che mi cerchiate, non voglio che mi vediate più. Lo ripeto: ho la viltà di amarvi; avrei quella di perdonarvi tutto. È per questo che ho fatto preparare nei giorni della vostra lontananza uno stromento di tatuaggio come ne vidi nell'India; e vi ho fatto dormire con un po' d'oppio nel vino. Ho voluto porvi sulla mano un'immagine tale che v'impedisca di stenderla mai più in cerca di me.»
Ci guardammo l'un l'altro atterriti. Eravamo pallidi come due cadaveri. Non osammo dire una parola. Gustavo alzò lentamente e tremando la mano destra, mise un grido disparato, e gettandosi nelle mie braccia ruppe in un pianto convulso. Su quella mano stava impressa, ancora arrossata e gonfia per l'operazione recente, la figura del quadro di Clelia. Due teste alate.
VI.
Allontanai di là il mio povero amico; lo ricondussi ad Intra; cercai di distrarlo; ma fu inutile. Teneva sempre gli occhi fissi su quella mano tatuata e stava zitto delle ore guardandola. Lo indussi a venire con me a fare un giro artistico in Isvizzera sperando che quella natura pittoresca, ridestando in lui le inspirazioni dell'arte, mitigasse l'intensità del suo dolore.
Ed infatti quando si vedeva in faccia ad una bella scena, si metteva con ardore a farne lo schizzo. Ma poi sospendeva il lavoro e rimaneva cogli occhi sbarrati e penosamente fissi sulla mano tatuata.