— È una pazzia, Emma. Un'imprudenza. Ti crederà una donna leggera, ripigliò l'uomo.
E la vocina graziosa:
— Ma che! Non è un vanerello. Tutti mi parlano di lui, del suo ingegno; io non posso andarlo a sentire, e mi struggo di curiosità. Era naturale che lo invitassi a farmi una visita. Di sera poi, in pubblico, presente mio marito, perchè spero che ti fermerai in casa... Via, che male ci trovi?
— Trovo che metti troppo entusiasmo nella tua curiosità. Questa sera sarò io che mi chiamerò Otello.
Questa mi parve curiosa che per ricevermi volesse cambiar nome anche lui. Del resto se gli piaceva di chiamarsi Otello, era un'idea come un'altra; ma non potevo a meno di ridere al pensiero delle disgrazie che gli tirerebbe addosso quel nome, più strampalato del mio Eustacchio.
In quella entrò il servitore e disse:
— Il signor Ernesto Rossi aspetta in sala.
S'udì un susurrìo sommesso, poi un rumore di sedie.
Io mi allontanai in fretta dall'uscio; e quasi subito il servitore lo aprì, e vidi entrare la contessa, piccolina e pallida, che zoppicava leggermente e si reggeva al braccio del marito.
* * *