Io non capivo nulla di quell'allegria straordinaria. Finalmente quando le riescì di riavere il fiato, mi domandò:
— È lei che mi ha mandato il caffè! e fuori a ridere daccapo.
— Sissignora, risposi. Mi sono presa la libertà...
— Guarda un po', Emma, a che cosa ti esponi colle tue imprudenze da ragazzetta! le disse il marito coll'aria indulgente con cui si rimproverano i bambini malati.
— Via, ribattè la signora pigliandogli la mano e facendoselo sedere accanto. Ora è inutile che tu faccia l'Otello. Vedi bene che Desdemona potrebbe offrirgli una dozzina intera di fazzoletti, senza nessun pericolo.
Capii che la signora Desdemona doveva essere una persona della famiglia che offriva una dozzina di fazzoletti in compenso dello zucchero e del caffè. Allora presi una sedia, apersi con cura le falde dell'abito e curvai pian piano le mie ginocchia strette, per mettermi a sedere ed aspettarla. Ma in quella la signora diede uno strappo al cordone del campanello che mi fece balzare in piedi daccapo.
Il servitore si presentò all'uscio e la padrona gli disse:
— Pagate a quest'uomo il caffè e lo zucchero che ha mandato quest'oggi, ed accompagnatelo. È il droghiere; fu un errore introdurlo qui.
E mi fece un cenno colla mano, non tanto per salutarmi quanto per mostrarmi la porta.
Maledizione! Anche quel nome d'Ernesto che mi pareva tanto bello mi portava disgrazia come l'altro.