Non ero io, per caso, che portavo disgrazia ai nomi?

Corsi a casa colla testa in fuoco.

Bruciai le carte di visita; strappai il nome dall'uscio; e ripresi il mio primo battesimo di Eustacchio. Per quello che ne avevo cavato, non metteva conto di cambiare.

Ma quella scena m'aveva talmente scombussolata la mente, che il giorno dopo, quando mi presentai agli esami, tutti i miei studi di un anno mi erano svaporati dalla testa; non ne sapevo più assolutamente nulla.

Tutti i tentativi che feci negli anni seguenti ebbero gli stessi risultati. A qualunque domanda rispondevo Ernesto Rossi, Eustacchio Rossi. Non sapevo dir altro.

D'allora il cervello mi è andato in acqua, e si coagula appena qualche rada volta nei freddi intensi, e per breve tempo. Sono i lucidi intervalli di cui mi valsi per narrare alla meglio la mia prima disgrazia.

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Odda aveva ventotto anni. Era orfana e senza marito. Abitava sola una sua villa ad Ameno sul lago d'Orta. Sola, coi suoi pennelli che sapeva adoperare maestrevolmente, colle massime del suo babbo, e con un'illusione tutta sua.