Le massime del babbo, che Odda aveva adottate, si riassumevano, o quasi, nel proverbio:

«Impara l'arte e mettila da parte.» Soltanto che il proverbio era applicato alle fanciulle, alla loro educazione.

Quanto all'illusione di Odda... ma è meglio, signore lettrici, che la vedano da loro, tenendo dietro al racconto.

Ecco come andò la cosa.

Odda aveva finito un quadro di genere, e l'aveva mandato all'esposizione di Brera. Non quest'anno però; le prego signore lettrici; non cerchino sul catalogo, non voglio fare personalità.

Mandare un quadro all'esposizione è cosa facile senza dubbio. Ma occorre sempre un parente, un amico, qualcheduno, che lo riceva, si assicuri che il viaggio non l'ha avariato, lo presenti, lo faccia collocare, e molti etcetera.

Il parente Odda l'aveva; un fratello del babbo. Ma era un uomo d'affari, che non ammirava l'arte in generale, e la odiava addirittura nelle donne, le quali, secondo lui, sono create e messe al mondo unicamente... per creare e mettere al mondo non già quadri, nè libri, nè statue, s'intende.

Dunque il parente Odda l'aveva, ma era come non l'avesse.

L'amico non l'aveva punto.

Dovette ricorrere al qualcheduno. Il qualcheduno era un pittore, di cui Odda aveva ammirati, studiati, copiati i quadri. Alcuni li aveva anche comperati, ed era superba, e più ancora felice di possederli. Si chiamava Fulvio... ed un cognome.