— Tu stessa lo neghi, figliola, ed i paradossi del tuo povero babbo. S'è visto mai una stramberia simile? Avete una ragazza bella, robusta, buona, ed invece di farne una madre di famiglia, farne un'artista, un fenomeno!

— Ma crede che, se avessi trovato un uomo come l'avrei voluto, non l'avrei preferito ai pennelli ed alla tavolozza? E che il mio babbo non avrebbe approvata quella preferenza? Ma che! Le pare? Il babbo ha voluto che imparassi un'arte, e se l'avessi preferito mi avrebbe fatto imparare una scienza, o tutt'altra cosa, unicamente per prepararmi una passione di ripiego. Egli diceva:

«Le ragazze che non fanno nulla di serio, si mettono in testa d'essere al mondo soltanto per trovare un marito, e non pensano che a quella x incognita e sospirata. Si fanno belle per piacere alla x; acquistano una certa coltura, per interessare la x; non ne acquistano troppa, per non adombrare la x; sono casalinghe, economiche, oneste, per rassicurare la x. E quando invecchiano senza averla trovata, non sanno più per chi serbare tutte le qualità coltivate per la x, e le lasciano andare. E si persuadono che hanno fallito lo scopo della vita, e diventano stizzose, sfiduciate, invidiose; o, se sono buone, diventano beghine. Diamo loro un'occupazione nobile e seria, che le appassioni per sè stessa, indipendentemente dall'idea del marito. Se il marito verrà, lo ameranno malgrado la loro occupazione; se non verrà, continueranno a lavorare e ad amare il loro lavoro. Avranno sempre un'idealità, un amore nella vita.» Ecco quel che diceva il babbo.

— Ma quello che non capisco, osservò lo zio, è appunto che una ragazza quando non è un mostro, non abbia a trovare un marito.

— Eppure è facile capirlo, rispose Odda, dacchè il mondo è pieno di zitellone. Ma anche quelle che trovano marito, non lo trovano tutte come avrebbe voluto il babbo, e come vorrei io. Allevate nell'idea fissa che debbano maritarsi presto, e che il non maritarsi è una vergogna, le ragazze a vent'anni cominciano ad inquietarsi se non sono ancora spose. Hanno paura del celibato come dell'inferno. Pensano il giorno e sognano la notte domande di matrimonio. Ed appena si presenta un partito conveniente, lo accettano, non perchè amino quell'uomo-partito, ma per fuggire il pericolo di rimaner zitellone.

— Mettiamo capo alla teoria dell'amore prima del matrimonio, disse lo zio Giorgio con molta ironia.

— Precisamente, affermò Odda. L'amore ci dev'essere. È la sola guarentigia di felicità che abbiano gli sposi. Due persone che si uniscono senza amore, può darsi che si amino vivendo insieme; ma può anche darsi che non si amino; e mi pare troppo ardito tentare la prova. Bisogna amarsi per sposarsi, e non sposarsi per amarsi.

— Questo è un bisticcio, malignò ancora lo zio.

— Lo spiego. E, se la zia Claudina lo permette, lo spiego con un esempio.

— Fai pure, disse la vedova indovinando che Odda voleva parlare di lei. Fai pure. Siamo in famiglia.