Poi quando il freddo aumentava, il riparo della parrucca non bastava più; ci voleva anche una berretta di lana. Ma per sentire il beneficio della lana sul cranio calvo, egli si metteva la berretta di sotto, giù giù fin sulla fronte, sulla nuca, sugli orecchi; poi la parrucca inalberata sopra, come Dio vuole, con un largo orlo di berretta che sporgeva tutto in giro.

— Babbo, un fenomeno! diceva mio fratello. Una capigliatura bionda cresciuta sopra una berretta.

Potrei continuare per un volume a narrare così i piccoli svaghi delle nostre sere; miseri svaghi, che si rassomigliavano tutti, e passavano presto.

Ora ripenso a quelle sere coll'animo commosso; ne risento soltanto l'atmosfera tepida della famiglia, la pace, l'intimità. L'immensa lontananza a cui le ha respinte il tempo, non permette più di vederne le ombre.

Dio, com'erano noiose quelle sere d'inverno! Sempre i due vecchi accanto al fuoco; sempre lo stesso tavolino un po' più indietro, colla stessa lampada, e le stesse zie cogli stessi lavori. Sempre mio fratello, imbronciato di non poter uscire a fare il giovinotto, che tirava certi sbadigli da destare un morto. Ed io e mia sorella, sempre occupate a ricamare fiori improbabili ed animali mostruosi, con tutta la precisione possibile, su qualche inezia elegante.

Ogni tanto esclamavamo:

— Oh Dio! Sono appena le otto! Sono appena le otto e mezzo!

E cosí via, di mezz'ora in mezz'ora, finchè veniva un'intimazione superiore del nonno, sempre impensierito del nostro bene, di smettere il ricamo perchè ci affaticava gli occhi.

— Ma non sappiamo cosa fare, si rispondeva noi.

— Leggete.