Ma fortunatamente per loro, signore lettrici, entrò un servitore con una lettera che lo zio Giorgio comunicò alle signore.
«Caro Giorgio.
«Ho fatto come l'ape, che vola di giardino in giardino, sugge i fiori, e passa, senza voltarsi a guardare se il suo bacio li ha avvizziti; poi, quando la primavera è passata, ed il suo corpo s'è fatto grave al volo, si richiude nell'alveare a deporvi il miele.
«Io ho svolazzato rubando dolcezze di baci traverso la Francia, l'Inghilterra, la Germania; ed ora che il sole di primavera è tramontato dietro i miei quarantacinque anni, portando seco le curiosità giovanili, i giovanili ardimenti, torno anch'io al mio bell'alveare ambrosiano.
«Non mi rimane più molto miele da deporvi, ma se tu mi aiuterai a trovare una collaboratrice giovine, onesta, buona, ho in mente che tra due ne avremo abbastanza per comporre a una discreta luna di miele.
«In volgare desidero di ammogliarmi. Pensaci un poco, e, prima di tutto, pensa a prepararmi da pranzo, perchè col treno che segue questa mia, sarò a Milano.
«Tuo
«Leonardo Leoni».
— Un buon partito per Valeria, disse l'incorreggibile zio Giorgio.
— Ma che! Tua figlia è troppo giovine per lui, osservò la zia facendosi rossa.
— Cosa importa l'età? Se stando qui per alcuni giorni gli riescisse di farsi amare.....