Dovette rivolgersi daccapo al qualcheduno; lo stesso qualcheduno che aveva ricevuto e presentato il suo quadro all'esposizione, il signor Fulvio... ed un cognome.
Odda gli scrisse un altro biglietto, annunciandogli che si trovava a Milano, che desiderava di conoscerlo, e che le brighe per quel noto quadro non erano anche finite.
— Voleva continuargli la sua tutela? Voleva recarsi da lei?
Nel pomeriggio erano tutti nel salotto, e stavano prendendo il caffè dopo la colazione, quando il servitore annunciò il signor Fulvio.
Odda si fece rossa, e rimase un momento confusa. Le sussultava il cuore. Non osava parlare per paura che le oscillasse la voce. Erano più di due anni che pensava a lui, se n'era fatto un ideale, e se ne era appassionata. Tuttavia seppe vincere la propria commozione, gli porse la mano, e disse sorridendo:
— Ma io non ho il diritto di parlarle, nè di presentarla a chicchessia, dacchè nessuno l'ha presentata a me. Poi rivolgendosi al servitore gli ordinò seriamente:
Il servitore obbedì, e ripetè i nomi di tutti.
Quella trovata originale fece ridere la compagnia, e ciascuno alla sua volta s'inchinò e porse la mano a Fulvio.
— Ecco fatta la presentazione, disse Odda, è adesso soltanto che ci conosciamo.