«E poi avevo lo spavento di trovare Welfard ammogliato. Io avevo agito male con lui; si credeva tradito. Aveva ragione d'essersi allontanato da me. Ed omai erano trascorsi molti mesi dalla nostra separazione. Se si fosse ammogliato, io non avrei avuto nessuna ragione di biasimarlo; ma sentivo che non avrei avuto il coraggio di sopportarlo.
«Mi domandavo continuamente:
«A che serve la mia vita? A chi sono utile? A chi sono cara? Chi posso amare? Per chi studio e lavoro?
«E sentivo il vuoto, l'inutilità della mia esistenza, e mi facevo sempre più misantropa, e desideravo di morire.
«Per lunghi mesi ho agitato a mio modo la grande questione di Amleto: Essere o non essere.
«E decisi di non essere più.
«Ma, dietro la pace e la solennità della morte, mi apparvero le cento figure goffe e pettegole delle cronache dei giornali, coi loro commenti indiscreti ed il loro biasimo pedante.
«Allora tentai un'ultima prova. Feci toletta come una civettuola; mi studiai di esser bella e di piacere, e mi slanciai nel mondo decisa di innamorarmi, se fosse possibile.
«Imposi a me stessa di prestare attenzione a quanti mi corteggiavano per sorprendere il primo barlume di preferenza.
«Scontrai un uomo d'ingegno, che aveva viaggiato molto. Era bello; parlava bene; aveva uno spirito acuto, ed una voce appassionata. Era poeta, e mi dedicò dei versi belli di quella tranquilla poesia della verità e del sentimento, a cui s'inspira la letteratura inglese. Mi corteggiava, senza affettazione, senza chiasso.