«Mi lasciai corteggiare; feci delle chiacchere sentimentali, cercai di esaltarmi; ma dopo alcuni giorni mi accorsi che sprecavo tempo e fatica. Ero perfettamente fredda.

«Rinunciai tosto a quella commedia inutile. Più tardi mi accorsi che il bel poeta mi amava realmente, e soffriva del mio strano procedere.

«Allora mi rimproverai d'essere stata egoista; compresi che non avevo diritto di giuocare coi sentimenti d'un altro per misurare i miei; di lusingare un cuore confidente, dacchè non potevo più amare che la memoria del mio perduto Gualfardo.

«Oh! a me sì che s'attaglia veramente la parabola della spinite!

«Una volta più mi sentii sola, inutile, finita; ed ho deciso di morire.

«Ma voglio evitare tuttoquanto può avere di drammatico il suicidio d'una signora. Nella morte cerco il fine d'una vita insoffribile, e non il rimpianto del mondo. Voglio che nessuno possa sospettare nella mia morte un suicidio. Se un cadavere rimane alla curiosità degli uomini, essi strapperanno alle sue viscere fredde il segreto che l'ha ucciso.»

XXXVII.

Qui finivano le memorie di Fulvia che ricevetti in un piego da Chamounix il giorno 20 agosto. Ad esse erano aggiunte le poche righe seguenti in data di Chamounix.

«Dopo averci pensato a lungo, ho trovato.

«Giunsi a Torino il giorno tre d'agosto dopo otto mesi di assenza.
Avevo il mio progetto già fatto.