—Oh, ditelo, Fulvia; ditelo voi!

—Ebbene…. sì, mi disse con un filo di voce agitata e commossa.

—Dammi del tu, Fulvia, chiamami Max; dimmi ancora che mi ami.

Un istante ella alzò gli occhi, che rifulsero un lampo d'amore; e riabbassandoli tosto, mormorò:

—Sì, Max, ti amo!

Oh, quel tu, e quel nome pronunciati da lei, mi inebriarono. Perdetti ogni facoltà di ragionare, e prendendole il capo fra le mani, posai le labbra sulla sua fronte.

In quel momento il mio sguardo doveva esprimere tutto il trasporto che avevo in cuore.

La povera giovane ne ebbe paura, e con voce tremante mi disse:

—Se è vero che mi amate, sappiate rispettarmi, Massimo.—Pensate che sono sola.

Questa parola mi richiamò in me stesso, e ad un tempo mi atterrì. Mi staccai precipitosamente da lei, e la guardai per leggere sul suo volto quanto vi fosse di verità in quella preghiera.