Ella, naturalmente, non soleva alzarsi da sedere quando entravano uomini; ma quella mattina si alzò, e mi venne incontro.—Non so se quella notte avesse fatto come me progetti appassionati; ma certo a quell'ora aveva pensato al par di me che dovevamo incontrarci coi modi semplici e contegnosi degli altri giorni. Oh, la tirannia delle convenienze!

—Come va, caro signor Guiscardi?—mi disse stringendomi la mano. Mi guardai intorno per vedere chi fosse il signor Guiscardi. A forza di pensare che dovesse chiamarmi Max, avevo dimenticato il mio cognome. Quel saluto mi suonò gelido, e ne fui sbalordito.

—Buon giorno! buon giorno, Fulvia; le risposi con aria affaccendata guardando il soffitto.

Fulvia m'invitò a sedere accanto a sè; mi fece varie interrogazioni che non compresi, e certo vi risposi a sproposito. Ella voleva sembrare calma, ma era evidentemente turbata. Quell'alzarsi, per venirmi incontro, aveva tradito il suo imbarazzo. Il suo sguardo sfuggiva il mio, e le sue domande si succedevano con assurda rapidità senza aspettare le risposte. Si sarebbe detto che non volesse lasciarmi tempo a dire qualche cosa che temeva di udire.

Alzandosi dal pianoforte aveva preso in mano gli esercizi di Kramer che stavano sul leggìo, e continuava a sfogliarli, ed a protendere il capo per leggere a quando a quando una nota in una pagina socchiusa, come se quella fosse l'argomento dei nostri discorsi.

E tutto ciò faceva per non guardarmi in viso; ma io era felice, perchè sentivo che, al primo incontrarsi dei nostri sguardi, quella momentanea commedia sarebbe diventata impossibile; ci saremmo trovati in faccia alla realtà;—e la realtà era il nostro amore.

Ed intanto parlavamo molto. Ci prendevamo la parola l'un l'altro, e parlavamo tutti e due ad un tempo.

In un momento ch'ella aveva posato il suo fascicolo chiuso sulla tavola, e vi teneva sopra la bella mano, io posai sovr'essa la mia, timidamente. Ma a quel contatto il battito del mio cuore perdette ogni misura, chinai il volto su quella mano, e vi impressi un bacio. E tutti e due eravamo ammutoliti.

Giammai avevo provato una simile dolcezza.—Le andavo ripetendo senza posa:—Mi amate, Fulvia? Mi amate?

—Oh, lo vedete bene! mi rispose evitando i miei occhi che cercavano i suoi.