Finalmente mi disse:

—Che avrete pensato di me ieri sera, quando io strinsi furtivamente la vostra mano? Se sapeste come ho sofferto tutta notte ripensando a quell'atto! Come me lo rimproverai!

—O Fulvia!—Fui così felice in quel momento; non lo rimpiangete. Quello slancio impensato è una prova della vostra lealtà. Voi non conoscete le arti di fingere un'indifferenza provocante, per invitare l'amore a rivelarsi.—Amate e lo lasciate comprendere. Siete buona e sincera.—Non istate a pentirvene; non vi dolete d'avermi fatto felice.

—Ma io non posso, non debbo farvi felice;—non debbo amarvi—esclamò al colmo dell'angoscia, singhiozzando come un bambino.

—Perchè non dovete amarmi? Non siete libera?

—No, Massimo; sono promessa ad un altro che deve essere mio sposo.—E si nascose il volto nelle mani, e si sciolse in pianto.

Quella parola mi fece un male crudele. Mi parve che in quel momento mi si sottraesse il sangue dal cuore. Mi alzai lentamente ed andai a stendermi lontano da lei in una sedia a bracciuoli. Ivi rimasi qualche tempo senza pensar nulla, in uno stato d'abbattimento, con questa sola idea tuttavia non bene distinta:—Che tutto era finito; che stavo per partire, e non la vedrei più.

Ma intanto la vedevo, e la vedevo piangere, e quel pianto era d'amore per me. A poco a poco il mio stato di passività si andò animando d'una sensazione dolce. Provavo, dirò così, l'ebrezza di soffrire insieme. Il desiderio conteso, le aspirazioni ferventi verso una meta impossibile, sono lo stato più confacente al mio carattere.

Sentii un'acre dolcezza sostituirsi al senso di scontento che mi aveva invaso. Mi diedi a riflettere al nostro breve passato; ad esaminare quasi tranquillamente tutto il procedere di Fulvia ed il mio. Ad un tratto pensai:

—Ecco la ragione dell'episodio tempestoso! Promessa ad un altro, non poteva sperare di unirsi per sempre ad un uomo amato, e sognava di esaltarsi almeno per un tempo per un grande amore, prima di sacrificarsi per tutta la vita!