E tutte le promesse che avevo creduto di scorgere nell'espressione di quella sua strana idea, mi balenarono al pensiero in quell'ora di dolore, come un miraggio.
Quante lusinghe, quante speranze, quale completo abbandono in quelle parole ch'io interpretavo con una larghezza d'idee che Fulvia non ci aveva posta nel dirle!—Guardai la testa bruna di Fulvia, la sua persona casta e graziosa, e tutto un paradiso d'amore mi si aperse alla fantasia esaltata.
—È giovane e pura, e sarà mia—pensai.—E sorsi, e me le accostai, per ripeterle quelle sue parole, per implorare in nome dell'amore l'esaudimento delle mie ardenti speranze.
—Fulvia…—mormorai prendendole la mano.
Ella alzò il capo e mi guardò addolorata. Ma innanzi alla lealtà del suo sguardo il mio ardire venne meno. Era quello sguardo con cui m'aveva fissato dicendomi: «Se mi amate, saprete rispettarmi sempre.»
I miei amici che aspirano alla riputazione di Don Giovanni sentenzierebbero senza dubbio, leggendo queste parole, che tutte le donne dicono così. Io ammiro che sappiano quel che dicono tutte le donne. Quanto a me non lo so. Ma so di certo che Fulvia doveva dirlo in modo differente dalle altre, perchè quelle parole, in bocca a lei, erano sincere, ed inspiravano rispetto.
Le mie idee si confusero. Non osai rammentarle quel suo discorso avventato d'altre volte e, quasi inconscio dell'atto imprudente, le porsi tremando l'ultimo biglietto di Vittoria.
Ella lo lesse, poi me lo rese in silenzio. Più discreta di me, non pronunciò il nome della povera donna che aveva traditi i suoi doveri per me.—L'indovinò forse? O lo conosceva?
Seppi più tardi che lo conosceva. E che nel suo animo, in cui m'aveva posto tanto alto, non entrò neppure il sospetto che quell'atto mi fosse inspirato dalla stupida vanità di far pompa d'una mia conquista.—Comprese il muto linguaggio ch'io le parlavo dandole quella carta:—Io ho rotto dei legami che duravano da anni per amor di voi; non farete voi altrettanto per me?—Così mi comprese e fu nel vero. Una donna sinceramente innamorata, legge chiaramente nel cuore dell'uomo che ama, e non s'inganna mai.
Ci rimettemmo a discorrere, mesti entrambi, parlando di lei, di me, dei nostri vincoli che ci trascinavano per vie disparate.—Non so a qual proposito venni a dire ch'io non avrei potuto legarmi in matrimonio, che codesta idea mi faceva spavento. È una fanfaronata che tutti i giovani si credono in obbligo di fare. Ed io dicevo come gli altri, senza che ci fosse grande verità nelle mie parole. E poco dopo le domandai: