Cangigu è il punto più meridionale raggiunto da Marco Polo in questo viaggio. A partire da questa città risalì verso il nord-est, e pel paese d'Amu, che credesi sia il territorio di Bamu, in mezzo all'Impero Birmano ed alla provincia del Yun-nan, giunse nella provincia di Toloma, oggidì conosciuta sotto il nome di Tai-ping. Ivi trovò begli uomini, bruni di pelle, valenti guerrieri, i cui monti sono muniti di castelli fortificati e che si nutrono abitualmente di carne, riso e spezie. «Quando muoiono fanno ardere i loro corpi, e l'osse che non possono ardere sì le mettono in piccole cassette, e portanle alle montagne, e fannole istare appicate caverne, si che niuno uomo nè altra bestia non puote toccare. L'oro abbonda nel paese; usano però come piccola moneta la porcellana, ossia quella conchiglia (Cyproea moneta) di cui abbiamo già parlato più addietro. Vivono di carne, di latte, di riso e di spezie.

Qui il signor Charton fa giustamente osservare che il viaggiatore si allontana dal paese conosciuto sotto il nome d'India al di là del Gange, e ritorna verso la China. Infatti, lasciata Toloma, Marco Polo seguì per dodici giorni, verso levante, un fiume sulle cui rive sorgevano molte città e castella; e giunse alla città di Sinuglil, che si crede sia la moderna Sou-tcheou, capitale della provincia di Guinguì, che dev'essere, scrive il Lazari, il territorio bagnato dalle acque del Chin-scia-chiang. Ciò che lo colpì dippiù in questa contrada,—e si ha ragione di credere che l'ardito esploratore fosse anche un valente cacciatore,—fu il gran numero di leoni che infestavano le pianure e le montagne. Tutti i commentatori sono però d'accordo nel ritenere che i leoni di Marco Polo non fossero altro che tigri, non essendovi leoni nella China. Ecco quanto ne dice il Veneziano: «V'ha tanti leoni, che se neuno dormisse la notte fuori di casa, sarebbe incontanente mangiato. E chi di notte va per questo fiume, se la barca non istà ben di lungi dalla terra, quando si riposa la barca, andrebbe alcuno leone, e piglierebbe uno di questi uomeni, e mangerebbolo; ma gli uomeni se ne sanno bene guardare. Gli leoni vi sono grandissimi e pericolosi. E sì vi dico una grande maraviglia, che due cani vanno a un gran leone, e sono questi cani di questa contrada, e sì lo uccidono, tanto sono arditi. E dirovvi come. Quando un uomo è a cavallo con due di questi buon cani, come i cani veggono il leone, tosto corrono a lui, l'uno dinanzi e l'altro di dietro, ma sono sie () ammaestrati e leggieri che 'l lione non gli tocca, perciò che 'l lione riguarda molto l'uomo; poi il lione si mette a partire per trovare albore (albero), ove ponga le reni per mostrare il viso agli cani, e gli cani tuttavia lo mordono alle coscie, e fannolo rivolgere or qua or là, e l'uomo ch'è a cavallo, sì lo seguita percotendolo con sue saette molte volte, tanto che 'l lione cade morto, sì che non si puote difendere da uno uomo a cavallo con due buoni cani.»

Parlando degli abitanti di questa provincia, dice che «hanno sete assai, che sono idolatri, sottoposti al Gran Cane, e spendono monete di carta.»

Da quella provincia, Marco Polo risalì direttamente il fiume, ed in capo a dodici giorni fu di ritorno a Sindi-fu, capitale della provincia di Szet-chuen, dalla quale era partito per compiere la sua escursione nel Tibet. Di là, riprendendo la via già percorsa, fece ritorno presso Kublai-Kan, dopo aver felicemente compiuta la sua missione nell'Indo-China.

Sembra che allora Marco Polo venisse incaricato dall'imperatore d'un'altra missione nella parte sud-est della China «la parte più ricca e più commerciale di quel vasto impero, dice il Pauthier nel suo bel lavoro sul viaggiatore veneziano, e quella altresì su cui, dopo il secolo XVI, si ebbero in Europa maggiori notizie.»

Se stiamo all'itinerario tracciato sulla carta del Pauthier, Marco Polo, lasciando Cambalu, si diresse al mezzodì verso Chacafu, ch'è la moderna Ho-hien-fu, una delle più ragguardevoli città del Peche-li; di là a Ciaglu, oggidì Tsan-tcheou, ove si fabbricava il sale, che veniva esportato nelle circostanti contrade, indi a Ciagli, città industriosa che i commentatori ritengono sia la moderna Tetcheu, sulle rive dell'Eu-ho, all'entrare della provincia di Shan-tung; finalmente a Codifu o Codiufu, l'attuale Tsi-nan-fu, capitale della provincia di Shan-tung, patria del grande filosofo e legislatore Confucio[31]. Codifu era a quel tempo una grande città, la più nobile di tutte quelle contrade, frequentatissima dai negozianti di seta, ed i cui meravigliosi giardini producevano gran quantità di frutti deliziosi. A tre giornate di cammino da Codiufu, Marco Polo trovò la cittàdi Siugni, che credesi corrisponda alla moderna Lin-tsin-sceu, posta all'imboccatura del gran canale di Yun-no, punto di convegno delle innumerevoli navi che «recano nelle provincie del Mangi e del Cattai grandi mercatanzie, tanto, ch'è maraviglia a credere.»

Quel paese gli parve caldissimo ed insalubre, ma ricco di datteri e d'altri alberi fruttiferi.... Cap. II, pag. 22

Otto giorni dopo traversava Lingni, che sembra corrispondere all'odierna città di Lin-tching-hien; quindi passava per Pigni, oggidì Pi-tcheou; Cigni, che si crede sia la moderna Sut-zi-hien, e giungeva al Caramera o Fiume Giallo, che aveva già traversato nel suo corso superiore, mentre dirigevasi verso l'Indo-China.