[15] Crediamo opportuno di riprodurre integralmente dal Codice Magliabeccano, questo interessante capitolo:
«Milice è una contrada dove il Veglio della Montagna soleva dimorare anticamente. Or vi conteremo l'affare, secondo che messer Marco intese da più uomini. Lo Veglio è chiamato in lor lingua Aloodyn. Egli aveva fatto fare fra due montagne, in una valle, lo più bello giardino, e 'l più grande del mondo; quivi avea tutti frutti, e li più belli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro e a bestie e a uccelli. Quivi era condotti: per tale veniva acqua e per tale miele e per tale vino. Quivi era donzelli e donzelle, gli più belli del mondo, e che meglio sapevano cantare e sonare e ballare; e faceva lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E perciò il fece, perchè Malcometto disse, che chi andasse in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante volesse, quivi troverebbe fiumi di latte e di miele e di vino; e perciò lo fece simile a quello che avea detto Malcometto. E gli saracini di quella contrada credevano veramente che quello fosse lo paradiso; e in questo giardino non entrava se non colui, cui egli voleva fare assassino. All'entrata del giardino avea un castello sì forte, che non temeva niuno uomo del mondo. Lo Veglio teneva in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne faceva mettere nel giardino, a 4, a 10, a 20, egli faceva loro dare bere oppio, e quegli dormivano bene tre dì, e facevagli portare nel giardino, e al tempo gli faceva isvegliare.
«Quando gli giovani si svegliavano, e gli si trovavano là entro, e vedevano tutte queste cose, veramente si credevano essere in paradiso; e queste donzelle sempre istavano con loro in canti e in grandi sollazzi; donde egli aveano sì quello che volevano, che mai per loro volere non si sarebbono partiti di quello giardino. Il Veglio tiene bella corte e ricca, e fa credere a quegli di quella montagna, che così sia com'io v'ho detto. E quando egli ne vuole mandare niuno di quelli giovani, in niuno luogo, li fa loro dare beveraggio che dormono, e fagli recare fuori del giardino in sul suo palagio. Quando coloro si svegliano, trovansi quivi, molto si maravigliano, e sono molto tristi, chè si trovano fuori del paradiso. Egli se ne vanno incontanente dinanzi al Veglio, credendo che sia un gran profeta, e inginocchiansi. Egli gli domanda: Onde venite? Rispondono: Dal paradiso, e contangli quello che v'hanno veduto entro, e hanno gran voglia di ritornarvi. E quando il Veglio vuole fare uccidere alcuna persona, egli fa tôrre quello lo quale sia più vigoroso, e fagli uccidere cui egli vuole; e coloro lo fanno volentieri, per ritornare nel paradiso. Se scampano, ritornano al loro signore; se è preso, vuole morire, credendo ritornare al paradiso. E quando lo Veglio vuole fare uccidere niuno uomo, egli lo prende e dice: Va', fa tal cosa: e questo ti fo perchè ti voglio fare ritornare al paradiso. E gli assassini vanno e fannolo molto volentieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al Veglio della Montagna, a cui egli lo vuole fare: e sì vi dico che più re li fanno tributo per quella paura. Egli è vero che negli anni 1277, Alau signore dei Tartari del levante, che sapeva tutte queste malvagità, pensò tra sè medesimo di volerlo distruggere, e mandò e' suoi baroni a questo giardino, e istettonvi tre anni attorno al castello prima che l'avessono; nè mai non lo avrebbono avuto, se non per fame. Allotta per fame fu preso, e fu morto lo Veglio e sua gente tutta; e d'allora in qua non vi fu più Veglio niuno: in lui fu finita tutta la signoria.»
[16] Ecco il testo preciso delle parole del Polo, secondo il Codice Magliabeccano:
«E quivi si trova tale maraviglia: quando l'uomo cavalca di notte per lo deserto, egli avviene questo, che se alcuno rimane addietro delli compagni per dormire o per altro, quando vuole poi andare per giungere li compagni, ode parlare i spiriti in àiere, che somigliano li suoi compagni, e più volte è chiamato per lo suo nome proprio, e è fatto disviare talvolta in tal modo che mai non si trova; e molti ne sono già perduti; e molte volte ode l'uomo molti stromenti in aria, e propriamente tamburi.»
Qualche commentatore ha trovato ragioni per credere che il passare delle carovane sia accompagnato, in questo deserto, da un suono speciale, prodotto dalla sabbia messa in movimento da molti animali.
[17] La falsa credenza popolare che la salamandra possa resistere al fuoco, indusse probabilmente il Veneziano a dare questo nome a quella pietra che noi conosciamo sotto il nome di amianto, minerale che si presenta in filamenti sottili bianchi alquanto madreperlacei, morbidi come seta, infusibili, incombustibili. Nelle Alpi del Piemonte l'amianto è comune; la sua quantità non è però tale da farne grandi applicazioni: si adopera a mo' di lucignolo per le lampade ad alcool; si è pensato pure a farne filacce per gli usi della chirurgia. Pei chimici, l'amianto è un silicato di magnesia. (Nota del Trad.)
[18] La moderna Su-ceu, nella provincia di Can-su, al termine occidentale della grande muraglia.
[19] Nel testo francese si legge: «il prenent le cousines por feme, et prenent la feme sun pere.»
[20] Rubruquis, o Ruysbroeck (Guglielmo di), frate cordeliere celebre pei suoi viaggi, nato nel Brabante verso il 1215, fu inviato nel 1253 da S. Luigi, re di Francia, ad un capo dei Tartari che aveva, dicesi, abbracciato il cristianesimo. Accompagnato dal cordeliere Bartolomeo da Cremona, traversò il Mar Nero, ed incontrò Sortach presso il Volga; ma questo capo non era cristiano, e Rubruquis fu spogliato di tutto quel che possedeva. Ei riconobbe il Mar Caspio, visitò il Khan Batu, andò a Carakorum, presso Mangu, successore di Gengis-Khan, e tornò per l'Armenia. Da San Giovanni d'Acri rese conto della sua missione a S. Luigi; la sua narrazione, scritta in buona fede, è piena di particolari curiosi sui Tartari e si trova nelle raccolte Hakluyt e Purchas. (Nota del Trad.)