RAIMONDO.

Ma che donna sei? Che malvagia, che ignobile creatura ha dunque assunto il mio nome?

NICOLETTA fiera, sdegnosa.

Ti prego! Avevi la grande notizia da darmi: che mi hai spiata, che hai comperato un portinaio o un servo…. Me l'hai data. Ti sei cavato questo gusto abbietto e crudele. Sta bene. Ora basta. E non m'insultare. Sono in casa mia.

RAIMONDO.

Sei in casa di mio fratello.

NICOLETTA.

Con audacia sempre crescente.

Sono in casa mia!

RAIMONDO sta per prorompere. Il suo impulso è di precipitarsi su di lei, ma si frena e si vince. Convulso, fremente, tituba ancora un istante, poi si risolve: prende il cappello che aveva posato su una sedia e si avvia per uscire. NICOLETTA, che lo spiava con la coda dell'occhio, vedendolo avviarsi, ha ad un tratto una rapida visione paurosa di ciò che può accadere. Corre alla porta di fondo e lo richiama.