Si alza.

E non ho altro da dirvi.

Breve silenzio. Egli sta per un momento indeciso, osservandola, scrutandola, mentre ella pure si è alzata e gli volta le spalle. Ella si trova accanto alla finestra guarda attraverso i vetri e tormenta nervosamente con una mano la cortina.

Questo mio disegno vi va?

NICOLETTA.

Senza volgersi, a voce bassa in cui non è più nè asprezza, nè disdegno.

Siete voi che ha il diritto di decidere.

RAIMONDO.

Permettetemi di dirvi ancora una cosa. Mi preme che giudichiate la mia condotta esattamente. Sono un soldato…. e poi, che conta? Soldato o no, sono un uomo d'onore e di coscienza. Se Pietro fosse un altr'uomo, avesse una fibra diversa, e se soprattutto non vi amasse come vi ama, di un amore pazzo ch'è passione frenetica dell'anima e dei sensi, io gli avrei rivelata subito la sua sventura e la sua vergogna. Geloso del suo onore come del mio; geloso del nome integerrimo che portiamo, avrei voluto ed imposto che si lavasse dell'onta che lo ricopre, che si togliesse al ridicolo che lo circonda, e che vi punisse scacciandovi da questa casa. Ma Piero non è un forte che nel suo lavoro. Fuori di lì, è una povera creatura, soggiogata da questa passione che si direbbe ingigantisca ogni giorno invece di calmarsi. Ho avuto paura di ucciderlo. Perciò ho taciuto, e tacerò sin che potrò….

NICOLETTA si volge di scatto e lo interroga con gli occhi.