Siamo, dunque, due estranei da oggi. Ma siamo legati entrambi ad un essere che amo, al mio unico fratello, all'ultimo che mi rimane della mia famiglia. E bisogna evitare che egli conosca la sua sventura. Se dovrà conoscerla, e la sua vita ne sarà spezzata, distrutta, che non lo sia per opera mia nè per la vostra; in ogni modo che la catastrofe si compia il più tardi possibile. È giusto?

NICOLETTA china la testa, e la tiene chinata, ormai sul punto d'essere vinta.

S'io non verrò più qui, rimanendo a Milano, come giustificarmi? Per qualche giorno troverò dei pretesti. Poi me ne andrò. Non c'è altro mezzo. Per me, vivere qui o a Torino o a Roma, è indifferente. Andrò a stabilirmi a Torino.

NICOLETTA.

A voce bassa, in cui è una commozione che cerca di vincere.

Come giustificherete questa risoluzione improvvisa? Piero troverà assurdo che non vogliate vivere dove è lui. Avete affittato un alloggio otto giorni fa; siete ora occupato ad arredarlo….

RAIMONDO.

Cercherò il pretesto migliore. Saprò trovarlo. Fra un paio di giorni partirò d'improvviso, dicendogli che son chiamato per un affare. Prolungherò la mia assenza…. poi, poi troverò…. non saprei dire adesso; ma sento che saprò trovare qualcosa che gli parrà molto convincente….

Breve silenzio.

D'altronde è tutto ciò che posso fare, per non fargli e per non farvi del male…. E cercherò di farlo nel miglior modo.