Questo sì. E lo scandalo che ne nacque.
NICOLETTA.
Nessun scandalo. I suoi amici volevano protestare, ma tutti gli altri—il caffè era zeppo così—mi fecero un'ovazione. E un vecchio senatore, molto rispettabile, mi offrì la sua carrozza e mi riaccompagnò a casa. E sai che mi disse sul portone? Se avessi trent'anni di meno, signorina, salirei dal babbo a chiedere la sua mano. Lo ringraziai, e gli risposi che se avessi avuto vent'anni di più mi sarei offerta a lui per fargli da governante. Siamo diventati amici; e quando alla Camera si prevedevano degli scandali, mi mandava i biglietti per la tribuna riservata. Sai, gli scandali parlamentari sono i soli a cui possano assistere anche le signorine.
RAIMONDO.
Però tuo padre volle trasferirsi a
Milano.
NICOLETTA.
Ah! Ti hanno detto che fu per questo? Niente affatto. Fu per la zia, che a Roma non poteva vedercisi. Perchè noi si è lombardi, e a Roma ci si era andati, quando ero bambina, per un capriccio della mamma. Quando la zia fu vecchia volle tornare, e si tornò. Pel babbo, qui o là, era la stessa cosa. Per lui si trattava di trasportare un mappamondo; e le stelle ci sono anche a Milano. Poi la zia morì, morì anche papà, ed io fui raccolta da vecchi amici, molto spaventati di questa tegola che era loro piombata sul capo….
RAIMONDO.
E da cui Piero li ha liberati.