Ware.

Emilia sedeva sola nella sua camera. Il signor Graham era andato a un'assemblea dei direttori delle banche. La signora Ellis mondava dell'uva passa nel salotto da pranzo. Gertrude s'intratteneva ancora con Guglielmo nella piccola biblioteca a pianterreno. Ed Emilia s'abbandonava al corso de' suoi pensieri mentre il lume della luna invadeva la stanza non meno buia per lei. Ella appoggiava la fronte sulla mano; il suo volto abitualmente placido e sereno aveva un'espressione di profonda mestizia, la sua persona era accasciata in un'attitudine di dolore e di scoramento. E man mano che i ricordi le si affollavano nella mente, e i passati affanni le si ridestavano nel cuore, ella veniva reclinando il capo sui cuscini dell'agrippina, e lente lacrime stillavano di tra le sue dita.

D'improvviso una manina leggera la toccò. Ella diede un sobbalzo, come sempre quand'era sorpresa, perchè, tutt'assorta nella sua meditazione, non aveva udito i passi di Gertrude.

— Avete qualche dispiacere, signorina Emilia? — domandò la fanciulla. — Desiderate che vi lasci sola, o mi permettete di rimanere? —

Il tono affettuoso, la delicatezza della domanda, commossero la cieca.

— Oh, sì, rimani! — le rispose traendola a sè e cingendole con un braccio la vita. — Ma tu che hai? — soggiunse, poichè in quell'atto aveva sentito che ella era violentemente agitata. — Tremi tutta, sei scossa da singhiozzi.... Che t'è accaduto? —

Gertrude proruppe:

— Ah, cara signorina! Mi sembrava che piangeste quando sono entrata, e speravo che mi lascereste piangere con voi.... Sono in tanta desolazione! Non posso far altro. —

Emilia si calmò dinanzi all'intensa angoscia della sua piccola protetta, evidentemente cagionata da una nuova e grave afflizione. Ella volle conoscerla. E seppe questo: Guglielmo era venuto a dirle che partiva, che lasciava l'America, per andare, diceva lei, «in capo al mondo»: nell'India. Il signor Clinton essendo cointeressato in una casa commerciale di Calcutta, aveva offerto al giovane Sullivan di mandarvelo in qualità di commesso a condizioni vantaggiosissime. Gli si schiudeva così un avvenire ben più splendido di quello che poteva sperare in patria: già fin d'ora lo stipendio assegnatogli era tale da bastare non solo a tutte le sue spese personali, ma altresì al benessere de' suoi che d'anno in anno avevano maggior bisogno del suo aiuto; ed anche le probabilità d'avanzamento erano grandi. Pertanto, sebbene l'amoroso suo cuore sanguinasse al pensiero del distacco dal paese nativo e da coloro che amava, egli non esitò un momento a seguire il consiglio datogli a un tempo dal suo dovere e dal suo interesse. Accettò la proposta, e per fiere che fossero le sue intime lotte nel prendere questa risoluzione che lo condannava a un esilio di cinque anni almeno, di dieci forse, vi si mantenne con virile fermezza, e ne parlò gaiamente a sua madre ed al nonno.

— Signorina Emilia, — disse Gertrude quando si fu quetata alquanto — come sopporterò io la partenza di Guglielmo? Come potrò vivere senza di lui? È tanto buono, mi vuol tanto bene! Sempre è stato per me più che un fratello, e da quando lo zio True è morto, che non ha fatto per confortarmi? Io credo che la morte dello zio True non l'avrei sopportata, se non avessi avuto Guglielmo.... E ora ho da rassegnarmi a lasciarlo andar via?