Ma anche allora ella conosceva le dure prove della vita, e aveva già imparato a distillare dall'amara feccia del dolore il balsamo che lenisce ogni male. Anche allora quest'esperienza e la sapienza derivatane, erano del pari impresse nella sua fisonomia: l'una in un'espressione grave e sommessa, propria di un'età più matura, l'altra nel dolce e calmo sorriso di fiducia e di speranza che rivela i fedeli di Dio.
Perciò il tempo non poteva molto su di lei, ed ella era sempre la stessa: amabile nel suo aspetto esteriore, più amabile ancora nel cuore e nei costumi. Un osservatore attento avrebbe tuttavia potuto scorgere in Emilia una maggior briosità di spirito, una più viva partecipazione alle cose che avvenivano intorno a lei, infine un godimento della vita ch'ella non aveva mai manifestato per l'innanzi. E questi mutamenti erano dovuti, com'ella sentiva e riconosceva, all'intima sua convivenza con una compagna a cui la legava un profondo affetto, e che con la sua calda simpatia, la sua devozione costante, l'acuto suo senso tanto del comico e dell'ameno, quanto del bello e del vero, l'ardore inesauribile dei suoi sforzi per far gustare all'amica diletta i piaceri che gustava ella stessa, aveva ridestato in lei facoltà quasi sopite nelle tenebre ond'era avvolta. Così Gertrude era divenuta veramente, come lo zio True le aveva raccomandato d'essere, «gli occhi della sua benefattrice».
Quella sera però Emilia pareva mesta mentre sedeva sola sotto il portico, esclusa dall'incantevole spettacolo del tramonto, inconscia dei giuochi d'ombra e di luce che faceva sulla sua bianca figura la luna saliente nel cielo. Ella reclinava un poco la testa da un lato, nell'atteggiamento di chi tende l'orecchio a un suono lontano, e ogni volta che il cancello cigolava, investito dalla brezza, dava un sobbalzo, e un'ansietà quasi dolorosa appariva nel suo viso.
Alfine qualcuno spunta di dietro l'alto riparo di legno che sottrae il giardino agli sguardi dei passanti. Solo il raffinato udito della cieca poteva aver distinto quel passo leggero. Ed ella si leva dalla poltrona, e muove incontro alla giovanetta ch'è entrata: una giovanetta in cui sarebbe difficile ravvisare la piccola Gertrude di dieci anni addietro perchè su lei il tempo non è sorvolato senza mutarla.
La Gertrude presente è oramai una signorina, più alta d'Emilia. Ha una bella persona, snella, fine, e carnagione brunetta, ma nitidissima e soffusa alle gote di un color di rosa che le conferisce grande splendore: questo però potrebb'essere l'effetto della rapida camminata dalla stazione alla villa. S'è tolta il cappello, e lo porta in mano dondolandolo per i nastri: abitudine che aveva già da bambina, sicchè non bisogna vederci l'intenzione vanitosa o civettuola di mettere in mostra la rara opulenza della capigliatura.
I suoi occhioni neri sono sempre fulgidi, ma non più di grandezza sproporzionata con la faccia, e se la bocca non è rigorosamente conforme ai cànoni classici, se lo fa perdonare grazie a due file di denti piccoli, regolari, d'un puro candore di perla.
Ella veste un lindo abitino di mussolina operata, molto accollato, e una semplice mantellina nera che non nasconde la rotondità della sua vita sottile.
Ebbene? È Gertrude una bellezza?
No. I suoi lineamenti, le sue forme, possono provocare giudizi assai diversi, ma pochi la proclamerebbero veramente bella. V'hanno però certi visi piacevoli a osservarsi per la loro variabile espressione, visi eloquenti, che dicono la verità e palesano l'intimo sentimento; visi ora illuminati dall'intelligenza, ora sfavillanti d'allegrezza, ora velati di mestizia dinanzi a un caso pietoso, ora accesi di nobile indignazione contro ciò che l'anima aborre, ora santificati dalla presenza divina, quando il cuore si distoglie dal mondo e da sè medesimo, e s'inalza devotamente a Dio. Tale è il viso di Gertrude.
Vi sono personali di donna che senza suggerire paragoni con una regina o con una fata, posseggono una grazia, una flessuosità, una dignità che incantano, ed hanno il potere di muoversi nella loro sfera con sì aerea leggerezza, che mai non riescono d'ingombro. Tale è il personale di Gertrude.