— È una dura ingiustizia il condannarmi per misfatti assolutamente involontari; ma poichè le vostre visite in giardino sono per me una minaccia di rimorsi futuri, mi vedo in obbligo di proibirle.

— Oh, non sarete così barbara! Specie dopo che mi son dato tanta pena per impartirvi tutte le mie poche nozioni d'orticoltura....

— Devono esser poche davvero, oppure ho io poca memoria, — fece Gertrude ridendo.

— Ingrata! Avete dimenticato quanto m'affannai anche ieri a farvi conoscere le differenti varietà di rose? Non ricordate più quello che ve ne dissi, diffusamente, cominciando dalle rose di Damasco? E come, nel finire, non trovavo parole adeguate in lode delle rose umane, soprattutto di quella tanto soave, tanto leggiadra che mi stava dinanzi mentre parlavo?

— Ricordo che diceste un visibilio di sciocchezze; ma v'ingannate se credete ch'io le ascoltassi.

— Oh, signorina Gertrude! È fiato sprecato dir cose gentili a voi; tenete sempre i miei complimenti in conto di buffonate.

— V'ho dichiarato parecchie volte ch'era inutile prodigarmi tante parole lusinghiere. Sono sprecate, sicuro, e ho piacere che finalmente lo abbiate capito.

— Bene, sarò serio. O dove eravate stamani?

— A che ora?

— Alle sette e mezzo.